giovedì 19 aprile 2012

Honda VFR750R (RC30): la Superbike



La Honda VFR750R, meglio nota come RC30 è una delle moto di serie e da gara più leggendarie della storia. Nata nel 1987, venne accolta alla sua presentazione come un “tradimento” dello spirito sportivo del Campionato che si avviava a dominare: il Mondiale Superbike. Il Campionato iridato per le maxi-sportive derivate dalla serie prese il via nel 1988 ma, quando nel 1987 la RC30 venne presentata dalla Casa dell’Ala dorata, il suo regolamento era stato scritto e deliberato. La Honda, presentando questa moto venne accusata di averlo raggirato. Il World Superbike Championship venne creato dal Flamini Group con lo scopo di far si che si potesse gareggiare per un titolo iridato, con motociclette delle alte prestazioni ma a costi “umani”. La neonata categoria ammetteva (ed ammette tutt’ora) al via unicamente moto derivate da quelle della produzione di serie, spinte da propulsori a quattro tempi. Essa andava a sostituire il precedente Campionato TT-F1 che al contrario ammetteva anche i prototipi a due e quattro tempi. Nelle intenzioni dei suoi ideatori la Superbike avrebbe dovuto offrire il medesimo spettacolo della serie precedente, garantendo ai Team ed alle Case una grande competitività con budget più ristretti. Il regolamento fondamentalmente obbligava le case ad aver prodotto almeno 1000 esemplari, regolarmente in vendita dai concessionari, delle moto da cui derivava il mezzo da corsa che si voleva iscrivere al campionato. Agli occhi degli addetti ai lavori, la Honda con la RC30 fece una “mezza furbata”: invece di abbandonare il prototipo RVF 750cc usata in gara sino al 1985 nel Campionato TT-F1, affinò ulteriormente questa moto utilizzandola come base di partenza per arrivare alla VFR750R che poi produsse in serie. In sunto installarono su di una moto da corsa fari, frecce targa e quant’altro necessario per poterla omologare per la circolazione sulle strade regolarmente aperte al traffico. Nacque così la costosissima RC30. Moto che rispettava il regolamento del nascente campionato Superbike ma che non ne incarnava lo spirito. La moto nel 1987 in Italia poteva essere acquistata alla fantasmagorica cifra di 25 milioni di lire! Per dare un’idea di quanto il suo prezzo fosse completamente fuori portata per la maggior parte della gente, basti pensare che la “best seller” dell’epoca, la Suzuki GSX-R 750 costava la metà! La Honda per allinearsi ai prezzi correnti di mercato produsse anche una versione “umana” della RC30 ossia la VFR750F. Questa motocicletta vantava la condivisione con la più racing versione “R” di buona parte della propria tecnologia: dal telaio al favoloso propulsore V4. La “F” venne lanciata sul mercato ad un prezzo allineato a quello della “GIXXER”. Furono in molti a tal proposito a sostenere che dato l’elevato contenuto tecnologico che questa moto offriva, la Honda da essa non traesse alcun profitto! I più maligni sostennero addirittura che esse venisse venduta in perdita! Tornando alla RC30, essa era si estremamente costosa ma, in Honda pienamente fiduciosi (ed a ragione..) sulle immense potenzialità del loro incredibile prodotto, capirono che trovare 1000 piloti disposti a pagare quella cifra per avere una moto che con pochi ritocchi era pronta per vincere le gare, sarebbe stato un gioco da ragazzi! I fatti confermarono pienamente la loro teoria. La VFR750R inoltre venne acquistata anche da un “gran” numero di smanettoni che fecero follie pur di averne un esemplare in garage. Prima della venuta della RC30 definizioni come “Supersportiva” o “Race-Replica” erano già state usate. La prima di queste moto fu la sopra citata Suzuki GSX-R750 con la quale si aprì il “nuovo corso” in tema di motociclette sportive. La Honda VFR750R alla sua presentazione però si presentò immediatamente come la moto più “pistaiola” mai vista sino a quel momento. La parola “estrema” le risultò essere estremamente calzante. Con la nuova 750 della Casa di Tokyo, vennero gettate alle ortiche le ultime vestigia di versatilità a cui le moto, anche le più sportive ancora si aggrappavano. Essa fu la progenitrice delle moto supersportive di nuova generazione. La posizione di guida che si doveva assumere in sella alla RC30 oggi non farebbe alcun effetto particolare al possessore di una qualunque moto sportiva, dato che gambe ranicchiate su pedane arretrate e polsi carichi su mezzi manubri spioventi sono all’ordine del giorno ma, nel 1987, gli unici ad avere familiarità con quella postura racing erano appunto i piloti di moto da corsa. Infatti, proprio per le corse la VFR750R venne ideata, progettata e realizzata a mano dalla HRC. Nella versione omologata per la circolazione su strada il V4 (quattro tempi) da 750cc, con raffreddamento a liquido, trasmissione primaria a cascata di ingranaggi e bielle in titanio (!!) della RC30 sviluppava 112cv. La potenza della moto della Casa di Tokyo era perfettamente allineata a quella della Suzuki GSX-R 750 e della Kawasaki ZXR 750. Acquistando la VFR750R però ci si metteva in casa una moto tecnicamente molto superiore a quelle della concorrenza e soprattutto una moto al di sopra del prezzo pagato. Nel 1988 venne lanciato il kit ufficiale (costo circa 5 milioni di lire) che comprendeva: pistoni, alberi a cammes, carburatori e scarico. Il propulsore, se il lavoro veniva eseguito a regola d’arte, arrivava a sviluppare 145cv. Il secondo step del kit racing includeva: forcella pluriregolabile, mono Ohlins, cerchi alleggeriti. A questo punto la moto arrivava ad essere molto vicina ad una Superbike ufficiale, quindi già in grado di ben figurare in gara. La RC30 quindi spazzò via in un sol colpo qualunque possibilità del Mondiale SBK di diventare una serie realmente riservata alle moto derivare dalla serie: le altre Case infatti non restarono a guardare la Honda “piglia tutto” ed iniziarono a lanciare sul mercato i loro “prototipi omologati”: Yamaha OW01, Suzuki GSX-R750R, Kawasaki ZXR-750R. Il fascino di questa “opera d’arte” made in Japan è ancora oggi immutato. In estate sui nostri passi (soprattutto Viamaggio, il Muraglione e saltuariamente alla Calla) se ne vedono un paio e, gli sguardi d’ammirazione che ancora ricevono, catalizzando spesso molto più l’interesse dei presenti di quanto non facciano le supersportive attuali, la dice assai lunga su quanto, quei 25 milioni fossero soldi ben spesi all’epoca!
Tratto da SUPERBIKE ITALIA (aprile 2012)

Per saperne di più:
http://cesenabikers.blogspot.it/2008/12/honda-rc30-750cc-superbike.html

2 commenti:

sburbiz_marca ha detto...

Io l'ho provata grazie alla generosità di un conoscente, che tra l'altro aveva fatto preparare la moto con il costoso kit production HRC e alcune parti Rumi, aveva installato dischi e pinze racing Brembo dell'epoca e scarico HRC sapientemente camuffato con numeri seriali stradali, cerchi Marchesini e Ohlins al retrotreno. Forse la moto più bella che mai mi capiterà di guidare per una giornata intera nella mia vita.

Pietro Arrigoni ha detto...

Posseduta, 2, la seconda svizzera allestita completamente con pezzi originali dell'estetica giapponese fari piccoli. La prima una ala rossa del 1991. strapotente. Veramente non ho mai più guidato una moto simile. Sembrava pesare un decimo delle attuali supersportive, come facesse non lo so. Staccate mozzafiato, frizione antisaltellamento!!!! Una sola parola: incredibile. Unico neo, scaldava i testicoli e l'interno della gamba destra in maniera insopportabile se guidata su strada. Se mai riavrò i soldi per acquistarla il caro collezionista a cui vendetti la svizzera, mi ha promesso che è ancora disponibile per me. Non ho parole per ringraziarlo.