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mercoledì 26 gennaio 2011

Cesena Bikers pro-safety















Cesena Bikers si fa promotore della campagna: "Cesena Bikers pro-safety" con la quale caldeggia l'utilizzo del paraschiena e dei capi di abbigliamento tecnico da parte di TUTTI coloro che prendono parte alle sue uscite e in particolar modo dei suoi tesserati. Già ad inizio 2009 sul nostro blog era stato trattato con successo questo argomento ed ora, a due anni di distanza, siamo ancora qui a portare avanti questa nostra iniziativa. Cesena Bikers pro-safety: stay connected!
http://cesenabikers.blogspot.com/2009/02/il-paraschiena.html

lunedì 29 marzo 2010

Ciao Laura..


E' con immensa tristezza che pubblico questa ANSA:
BOLOGNA, 28 MAR - Una 33enne e' morta cadendo con la sua moto a Monghidoro, sull'Appennino bolognese: la vittima e' Laura Pigagliani, 33 anni, che abitava a Ficarolo (Rovigo). In sella ad una Harley Davidson era l'unica donna di una comitiva di quattro motociclisti che ha affrontato la statale della Futa. Difficile da parte dei carabinieri da ricostruire la dinamica dell'incidente anche perche' non risultano testimoni. La ragazza infatti chiudeva la fila. L'incidente e' accaduto nel pomeriggio in localita' Ca' del Costa. (ANSA).
Premetto che non conoscevo Laura, trovo comunque che sia assolutamente doveroso porgerle un saluto, avendo nel cuore la triste consapevolezza che un'altra giovane vita che è corsa via troppo in fretta. Cesena Bikers porge le sue più sentite condoglianze ai famigliari, agli amici e a tutti quanti le volevano bene.
Il Presidente:
Enrico Zani

venerdì 12 febbraio 2010

La guerra dei caschi..

Cesena Bikers si è occupato già altre volte della sicurezza di noi motociclisti. Negli ultimi giorni si è sollevato nuovamente un fortissimo polverone su di un accessorio che è imprescindibile dalla moto, ossia il casco. La rivista Altroconsumo, da tempo attenta a questo argomento, ha eseguito dei test su alcuni modelli di caschi sia integrali (nella primavera 2009) che jet (negli ultimi giorni), dai quali è emerso, secondo la rivista, come non tutti i caschi attualmente in commercio rispondano per caratteristiche a quanto richiesto dalla normativa C.E. in merito all’omologazione. Tali caschi quindi secondo la normativa vigente dovrebbero venire ritirati dal commercio, in quanto non ripondenti a quanto richiesto dalla vigente norma giuridica. Ho raccolto e pubblicato tutta la serie di articoli circa questa vicenda che ho trovato sul sito motonline.com, in modo da avere un quadro il più completo possibile sulla questione:



MARZO 2009:
La rivista Altroconsumo ha testato 18 caschi di marca, dichiarandone 4 affetti da "gravi problemi di sicurezza". Le opinioni dell'ANCMA e le reazioni di Bieffe, MDS, Suomy e Vemar. Sta facendo molto rumore un comunicato stampa e un articolo della rivista Altroconsumo, relativo a una serie di test effettuati su caschi di vari modelli e differenti marchi. Il motivo è nel fatto che ben quattro prodotti diversi sarebbero stati trovati non idonei. Si tratta del Bieffe Syntek, dell'MDS Edge, del Suomy Trek e del Vemar VSREV. Contrariamente a quanto succede con l'inchiesta della Guardia di Finanza  (http://motonline.com/news_showroom/articolo.cfm?codice=178449), del tutto scollegata da questa vicenda e relativa a prodotti di bassissima gamma, stavolta non si parla di ditte sconosciute nel mondo delle due ruote. E i caschi oggetto del test di Altroconsumo non sono fra i più economici. A qualche giorno dalla pubblicazione dell'articolo, Vemar è stata la prima a rompere il silenzio con un comunicato, seguita dal Gruppo AGV-MDS. Per domani 2 aprile è previsto un comunicato anche da parte di Suomy. Inutile dire che i costruttori rigettano ogni accusa e chiedono ad Altroconsumo di dare spazio alle loro smentite.
"Personalmente ho visto i risultati dei test di Suomy e Vemar – ci dice Gianluca Solani (ANCMA Gruppo Caschi) - e posso affermare rientrano nei limiti ritenuti soddisfacenti dal paragrafo 10.4.5 del Regolamento. Il protocollo d'omologazione ECE 22/05 prevede infatti due diverse fasi per il controllo della produzione. Una pre-vendita, dove i caschi devono rigorosamente rispettare i limiti, e una post-vendita, o di controlli eseguiti dalle autorità. In questo caso trova applicazione il paragrafo 10.4.5., che consente per i caschi prelevati presso i punti vendita, e non presso la linea di produzione, una tolleranza del 10% per quanto riguarda i valori massimi dei test. Questo in considerazione delle possibili variabili legate all'invecchiamento e alle condizioni di stoccaggio. Non giudico il livello del casco ma è un errore dichiarare fuori norma quei due caschi".
- Questo vale anche per gli altri due marchi coinvolti?
"Degli altri non so nulla, ma potrebbe essere diverso il caso del casco Bieffe: se realmente s'è spaccata la visiera come si vede nella foto pubblicata".


LE REPLICHE:


1) Grosseto, 31 Marzo 2009 - In relazione alla notizia pubblicata il 26 marzo 2009 dalla testata Altroconsumo sul proprio sito internet – poi diffusa ad altri organi di stampa – secondo cui il casco Vemar Helmets modello VSREV, sottoposto a test di laboratorio, non sarebbe conforme alla normativa attualmente vigente in materia di omologazione e dovrebbe essere, per tale motivo, ritirato dal mercato, osserviamo quanto segue:
1. il casco ha ottenuto regolare omologazione avendo superato le prove di impatto e resistenza a cui è stato sottoposto dagli organi idonei a rilasciare i certificati omologativi e nello specifico il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti;
2. come indicato dalla Normativa vigente, il casco viene sottoposto periodicamente ad una routine di test di verifica che sono stati tutti regolarmente superati;
3. i risultati dei test effettuati da Altroconsumo sul casco Vemar Helmets modello VSREV rientrano nei valori di conformità stabiliti dalla normativa attualmente vigente in materia di omologazione, ovvero il regolamento ECE 22/05, come può essere confermato da qualunque laboratorio abilitato.
4. nessun casco Vemar Helmets modello VSREV è stato ritirato dal mercato né sussistono le condizioni per il suo ritiro.
5. tutti i possessori di un casco Vemar Helmets modello VSREV possono ritenere di possedere un casco pienamente sicuro e rispondente alle Normative in vigore. Sono state, quindi, diffuse notizie assolutamente infondate sia per quanto riguarda la difformità del casco ai criteri omologativi sia per quanto riguarda la sua sicurezza. Per tali motivi il casco Vemar VSREV, commercializzato da anni ed indossato da molti piloti professionisti anche nel Motomondiale e nella MotoGP, non può in alcun modo essere considerato pericoloso.
VEMAR HELMETS S.R.L.


2) L'azienda piemontese più che un comunicato, ha scelto di scrivere una lettera aperta a presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello. Ve ne riportiamo il testo:
Abbiamo letto l'anteprima del numero di Aprile di Altroconsumo e abbiamo conseguentemente letto la notizia che riguarda, tra gli altri, anche un casco MDS (Modello Edge). Secondo Altroconsumo il nostro casco non è sicuro: vengono citati sommariamente i test per la verifica della resistenza agli urti che vengono effettuati in sede omologativa e, senza altri dettagli, il casco viene inserito in un elenco di prodotti che risultano quindi a "rischio". Questo articolo viene pubblicato in un momento in cui l'opinione pubblica è particolarmente sensibile, per un sequestro di circa 7000 caschi operato dalla Guardia di Finanza sul mercato, su prodotti di dubbia provenienza e produzione. Nell'articolo si parla di "gravi motivi di sicurezza" e di relativa "denuncia al Ministero". L'eco su altri giornali è stata che "Altroconsumo ne ha chiesto il ritiro dal mercato". AGV ritiene che Altroconsumo abbia il diritto di valutare i prodotti sul mercato, ma che giudizi ufficiali in merito alla pericolosità e alla legalità spettino agli enti competenti. AGV altresì reputa fondamentale fornire ulteriori dettagli relativamente ai test e ai risultati che riguardano il proprio prodotto. Sui caschi sono effettuate prove di "assorbimento degli urti", prove di "scalzamento", prove di "tenuta del cinturino", prove sulle visiere.
L'unico punto in discussione, per il casco MDS, è legato alle prove di "assorbimento degli urti". I test omologativi di "assorbimento degli urti" avvengono su 5 punti con incudine piatta (zona frontale, top, posteriore, lato e mento) e su 4 punti con incudine kerbstone (simulazione di un angolo di marciapiede; zona frontale, top, posteriore e lato).
Gli impatti avvengono con caschi condizionati a freddo (– 20 °C), a caldo (+ 50 °C), a temperatura ambiente, ai raggi UV e umidità.
Per ogni impatto vengono valutati due parametri:
– la decelerazione residua sulla falsa testa (< 275g);
– l'HIC (misura dell'energia assorbita: < 2400).
I parametri tenuti sotto controllo sono quindi molteplici.
Il casco MDS, secondo i test di Altroconsumo, sarebbe fuori obiettivo in un solo punto (quello posteriore), solamente a -20 °C e per un solo parametro (il valore di HIC).
Non ci è stato comunicato il nome del laboratorio, fonte di questi dati, evidentemente ci riserviamo l'approfondimento dei risultati e comunque non riteniamo in alcun modo il nostro casco un prodotto a rischio e/o pericoloso. Siamo seriamente preoccupati per il tipo di impatto che tale notizia avrà sul mercato. AGV ha lavorato e sta lavorando per dare un contenuto e un'immagine dei propri caschi che metta in primo piano la sicurezza.Abbiamo avuto importanti ed oggettivi riscontri su vari mercati, attraverso verifiche indipendenti. Abbiamo il diritto di pretendere che l'informazione riguardante il nostro casco sia precisa, evitando la confusione (facile in questo periodo), con altre situazioni produttive che niente hanno a che fare con il modo di progettare e produrre di AGV.
Dato quanto sopra, riteniamo che l'immagine della nostra azienda sia stata gravemente danneggiata dalla pubblicazione del vostro articolo, pertanto vi chiediamo:
- di fornire documentazione relativa al laboratorio presso il quale siano stati effettuati i test, comprovante certificazione ISO/IEC 17025, accreditamento per l'effettuazione dei test in questione e certificazione della periodica verifica della taratura degli strumenti utilizzati per l'effettuazione dei medesimi (anche con riferimento ai solventi utilizzati nella prova);
- di poter esaminare il casco MDS sottoposto ai test e ciò anche attraverso nostri consulenti;
- la replica da parte di AGV, a commento dell'articolo pubblicato sul vostro sito internet alla pagina:
http://www.altroconsumo.it/caschi/caschi-moto-un-flop-integrale-s239023.htm, avente la seguente formulazione:
"Si comunica ai lettori che la ditta AGV S.p.A., con riferimento all'articolo comparso a pagina http://www.altroconsumo.it/caschi/caschi-moto-un-flop-integrale-s239023.htm ha contestato i contenuti dell'articolo riguardanti il proprio casco a marchio MDS modello EDGE. La società AGV S.p.A. informa che il proprio casco è conforme alla normativa ECE 22.05 ed è stato conseguentemente omologato presso gli organi accreditati. AGV ha messo a disposizione di Altroconsumo i risultati conformi dei test di controllo relativi al lotto sotto analisi senza avere ricevuto alcun riscontro in merito e senza avere ancora ricevuto comunicazione relativa a quale laboratorio abbia effettuato i test." Chiediamo che la predetta replica venga pubblicata nell'apposito spazio dedicato ai lettori oppure, in mancanza, in altro spazio ben visibile. Attendiamo un vostro riscontro entro 5 giorni dal ricevimento della presente, in mancanza ci riterremo liberi di intraprendere le azioni che riterremo più opportune per tutelare i nostri diritti.


3) Inverigo, 2 aprile 2009
COMUNICATO STAMPA
In relazione alle notizie pubblicate sul sito internet www.altroconsumo.it e sul n. 25 Aprile 2009 della Rivista "Altroconsumo", e precisamente il Comunicato Stampa del 26.03.09 "Caschi moto pericolosi. Quattro, pur omologati, non superano la prova di impatto" e l'articolo "Caschi moto, un flop integrale", Suomy S.p.A. espone quanto segue. Secondo tali notizie, nelle quali viene sommariamente e genericamente riferito in ordine alla realizzazione da parte di Altroconsumo di una serie di test in laboratorio su 18 modelli di caschi per moto, il casco Suomy TREK ed altri 3 prodotti vengono definiti "pericolosi" e "a rischio" perché non avrebbero "superato i test previsti per l'omologazione, pur esibendo la certificazione.". I modelli di casco, denunciati ai Ministeri competenti per ottenerne l'immediato ritiro dal mercato, sono stati da Altroconsumo "bocciati per gravi problemi di sicurezza" in quanto non garantirebbero sufficientemente la protezione in caso di urto.
Secondo i comunicati pubblicati sul sito internet citati e trasmessi a tutti i mezzi di informazione attraverso l'Ufficio Stampa di Altroconsumo, il casco Suomy TREK non avrebbe superato le prove richieste per l'omologazione, e precisamente quelle di impatto, di resistenza dei materiali e della visiera, di tenuta del cinturino, pur avendone Suomy S.p.A. dichiarato il superamento. Solo l'articolo pubblicato sul n. 225 Aprile 2009 della rivista "Altroconsumo" precisa che l'unico test che il casco Suomy TREK non avrebbe superato è quello relativo all'assorbimento degli urti. In considerazione della gravità delle affermazioni e della rilevanza dalle medesime assunta sui mezzi di informazione sia nazionale che del settore - che, in alcuni casi, le hanno riportate in parallelo alle notizie relative ai sequestri di caschi non omologati compiuti dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'operazione "Non ci casco" - Suomy S.p.A. si vede costretta a replicare alle pubblicazioni sopra menzionate, in quanto contenenti informazioni non corrette, generiche, incomplete, non veritiere e, in ultima analisi, gravemente lesive della propria immagine e del proprio marchio. Suomy S.p.A. ha da sempre posto la sicurezza e la qualità al centro della propria attività e dei propri prodotti, sia nella fase progettuale che in quella produttiva, mantenendo quest'ultima in Italia proprio per assicurarne massima affidabilità e controllo. Tutti i caschi Suomy, ivi incluso il modello TREK, rispettano integralmente gli standards di sicurezza richiesti dalla normativa vigente in materia di omologazione.
In particolare, i caschi Suomy hanno superato tutte le prove di omologazione, di qualificazione della produzione, nonché i controlli continui e periodici richiesti dal Regolamento ECE/ONU n. 22/05. E ciò non in base a dichiarazioni di Suomy S.p.A., bensì, come noto, in forza della certificazioni, dei controlli e delle ispezioni effettuati dall'ente accreditato presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Ministero stesso. Successivamente ad espressa richiesta scritta, Altroconsumo ha provveduto ad inviare a Suomy S.p.A. i risultati dei test effettuati. Pur non conoscendo le concrete modalità e le condizioni di svolgimento di tali test né l'identità e le qualifiche del soggetto che li ha effettuati, Suomy S.p.A. non intende contestarne gli esiti, affidandosi, in totale buona fede, alla serietà e professionalità dell'Associazione Altroconsumo. Ciò nonostante, si deve rilevare che un esame dei risultati delle prove di assorbimento degli urti eseguite da Altroconsumo impone di giungere a conclusioni assai differenti da quelle prospettate da tale associazione. Invero, in base all'art. 7.3.6 del Regolamento ECE/ONU n. 22/05 "l'efficacia dell'assorbimento è da considerarsi sufficiente quando l'accelerazione risultante misurata nel centro di gravità della falsatesta non superi mai i 275 g, e il valore di HIC non superi i 2400.". Tale norma va letta in stretta correlazione con la disposizione contenuta nel successivo art. 10.4.5 del citato Regolamento, in forza della quale "le Autorità competenti devono condurre ispezioni secondo l'allegato 12. Nei casi in cui durante un'ispezione emergono risultati insoddisfacenti *_/, l'Autorità competente deve assicurare che tutte le misure necessarie siano intraprese per ripristinare la conformità della produzione il più rapidamente possibile. *_/ Risultati insoddisfacenti significa valori maggiori di 1,1 L, dove L è il valore limite prescritto per ogni omologazione".
Lo stesso Regolamento che individua i valori limite oltre i quali non può essere concessa l'omologazione di un casco specifica, altresì, che la qualità e la sicurezza di un casco prelevato dal mercato sono da ritenersi soddisfacenti qualora tali valori limite non siano superati del 10%. Nel caso specifico della prova di assorbimento degli urti, il valore di HIC può definirsi soddisfacente qualora non superi la misura di 2640 (2400+10%-240). Alla luce di quanto esposto, e considerato che i test eseguiti da Altroconsumo riportano 2495 e 2588 quali valori di HIC del casco Suomy modello TREK rispettivamente nelle misure Large e Medium, la prova di assorbimento degli urti deve ritenersi superata. E ciò anche considerando che sono ignote le condizioni di manutenzione e di conservazione del casco sottoposto alle prove.
Sul punto, l'ANCMA, Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, richiesta di chiarimenti in ordine all'interpretazione delle norme sopra citate, ha precisato che i valori di HIC relativi al casco Suomy modello TREK possono ritenersi soddisfacenti in quanto rientrano nella tolleranza concessa dal Regolamento. Peraltro, in data 16.01.09 l'ente accreditato presso il Ministero ha nuovamente sottoposto il casco Suomy TREK ai test di assorbimento degli urti da parte, certificandone l'integrale conformità agli standard e ai requisiti richiesti dalla normativa vigente, come da rapporto di prova. Il casco Suomy modello TREK deve, pertanto, ritenersi conforme agli standard e ai requisiti richiesti dalla normativa vigente, garantendo la protezione e la sicurezza di chi lo indossa. In considerazione di quanto esposto, Suomy S.p.A. ha richiesto all'Associazione Altroconsumo e alla società Altroconsumo Nuove Edizioni S.r.l., editrice delle pubblicazioni cartacee ed elettroniche sopra menzionate, di pubblicare una rettifica, di cui si allega il testo, in ordine al contenuto delle informazioni e delle notizie riportate, riservandosi ogni più opportuna azione diretta a tutelare i propri diritti, stante la gravità delle notizie e la leggerezza con la quale viene invocato l'intervento dei Ministeri del Trasporto e dello Sviluppo Economico al fine di effettuare un illegittimo e ingiustificato ritiro dal mercato del prodotto in questione.
SUOMY S.p.A.

Rettifica ai sensi dell'art. 8 della l. 8 febbraio 1948 n. 47 e s.m.i.
"In relazione agli articoli e ai comunicati stampa pubblicati in data 26.03.09 sul sito Internet www.altroconsumo.it "Caschi moto pericolosi. Quattro, pur omologati, non superano la prova di impatto" e "Caschi, flop integrale", nonché sul n. 225 Aprile 2009 della Rivista "Altroconsumo", entrambi editi da Altroconsumo Nuove Edizioni S.r.l., nei quali il casco modello TREK prodotto Suomy S.p.A. viene definiti "pericoloso" e "a rischio" perché non avrebbe "superato i test previsti per l'omologazione, pur esibendo la certificazione.", e viene "bocciato per gravi problemi di sicurezza" in quanto non garantirebbe sufficientemente la protezione in caso di urto, Suomy S.p.A. espone quanto segue. Il casco Suomy TREK, al pari di tutti gli altri caschi prodotti da Suomy S.p.A., ha superato tutte le prove di omologazione, di qualificazione della produzione, nonché i controlli continui e periodici richiesti dal Regolamento ECE/ONU n. 22/05, così come certificato dall'ente accreditato presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Ministero stesso. In base ai dati forniti a Suomy S.p.A. da Altroconsumo e relativi alle prove da quest'ultimo eseguite – dati di cui si chiede la pubblicazione e la diffusione mediante la medesima visibilità degli articoli sopra citati con specificazione di modalità e condizioni delle prove medesime ed indicazione del soggetto che le ha effettuate – risulterebbe che il casco Suomy TREK non avrebbe superato la prova di assorbimento degli urti, riportando valori di HIC superiori a quelli richiesti dal vigente Regolamento ECE/ONU n. 22/05.
Al riguardo, in base al combinato disposto degli artt. 7.3.6 e 10.4.5 di tale Regolamento, l'efficacia dell'assorbimento, e quindi la sicurezza di un casco, è da considerarsi soddisfacente quando il valore di HIC sia inferiore a 2640. Posto che i dati relativi al casco Suomy TREK forniti da Altroconsumo riportano valori di HIC pari a 2495/2588 e quindi inferiori al valore consentito e ritenuto soddisfacente, il casco Suomy in questione deve ritenersi conforme alla normativa vigente ed in grado di garantire sicurezza e protezione a chi lo indossa. Le informazioni contenute negli articoli sopra citati risultano, pertanto, non corrette, incomplete e, comunque, non corrispondenti alla realtà. Suomy S.p.A. ne chiede, pertanto, la immediata rettifica, mediante idonee ed opportune visibilità e rilevanza anche nei confronti dei mezzi di comunicazione nazionale e di settore, riservandosi ogni opportuna azione a tutela dei propri diritti. SUOMY SPA"

Info by: http://www.motonline.com/equipaggiamento/articolo.cfm?codice=179045

APRILE 2009:
Ai costruttori che avevano ribadito la bontà dei loro prodotti, la rivista che tutela i consumatori replica difendendo i propri test e l'interpretazione dei risultati fatta. Una vicenda sempre più difficile da capire per noi utenti:
La questione dei test sui caschi effettuati da Altroconsumo si ingarbuglia sempre di più. Sul sito della rivista sono stati infatti pubblicati alcuni estratti delle risposte date dai fornitori di caschi, con una ulteriore replica di Altroconsumo, che ribadisce la correttezza del proprio lavoro e delle conclusioni alle quali ha portato. La rivista non rivela però il nome del laboratorio che ha effettuato le prove per tutelarne l'indipendenza. Così si limita ad affermare che si tratta di un laboratorio accreditato. Rimane comunque la questione della tolleranza del 10% per i caschi prelevati dai punti vendita, piuttosto che dalle linee produttive (si ricorderà che vi ha fatto riferimento il rappresentante dei costruttori da noi interpellato, per sostenere come i caschi fossero conformi ai limiti). Per Altroconsumo tale tolleranza non è applicabile a questo caso specifico. A questo punto, di fronte al muro contro muro, noi non siamo in grado di giudicare da che parte stia la ragione. E da semplici cronisti ci limitiamo a dirvi che vi terremo informati dei futuri sviluppi. Di certo una vicenda come questa non fa bene agli utenti, che ne escono disorientati. E per averne la prova basta leggere i commenti al nostro precedente articolo su questo tema, dove ci sono innocentisti e colpevolisti. Purtroppo la discriminante per separare i prodotti buoni da quelli scadenti sembrerebbe non essere più il prezzo, e manca un confronto fra le parti che dia un risultato univoco. Quasi ci viene da appellarci al giudizio di un tribunale, anche se le vie legali sarebbero la soluzione peggiore. Non foss'altro perché solo fra qualche anno sapremmo qualcosa di certo. Non sarebbe meglio mettersi intorno a un tavolo, con i test in mano? Magari anche nominare un laboratorio indipendente di comune gradimento, formare una commissione di controllo bipartisan e ripetere le prove. Così, per dare ai consumatori un risultato univoco.
Per leggere la replica di Altroconsumo: http://www.altroconsumo.it/caschi/20090401/caschi-moto-un-flop-integrale-Attach_s239023.pdf.

Info by: http://www.motonline.com/equipaggiamento/articolo.cfm?codice=179726



GENNAIO 2010:
La rivista dedicata ai consumatori boccia 8 dei 15 jet testati. Fra i prodotti giudicati insicuri figurano quelli di marche di prestigio. E la polemica con i costruttori torna ad accendersi:
Dopo la "strage" di integrali dell'aprile scorso, con 4 caschi bocciati sui 18 messi alla prova, Altroconsumo è tornata a occuparsi di caschi, con un test dedicato ai jet, quei modelli apribili che in molti usano prevalentemente per i tragitti urbani. Stavolta i prodotti bocciati sono 8 su 15. Di questi, 4 non avrebbero superato neanche le prove di omologazione previste dalla legge come standard minimo per la commercializzazione. Per questo Altroconsumo chiede al Ministero dei Trasporti di intervenire.Come nelle precedenti occasioni - il primo test di questo tipo effettuato da Altroconsumo risale al 1999 - i risultati sono eclatanti. Sia perché fra i prodotti bocciati ne figurano diversi di marche prestigiose, sia perché, al contrario, continuano a uscire positivamente soprattutto caschi di gamma medio-bassa. Risultati inaspettati, dunque, che faranno discutere.E a discutere hanno iniziato subito i costruttori dell'ANCMA, che voci di corridoio dicono essere sul piede di guerra. In particolare i produttori chiedono di conoscere il laboratorio che ha effettuato i test, che sembra invece Altroconsumo non abbia intenzione di rivelare; come nelle passate occasioni. Ma le aziende coinvolte vorrebbero anche ripetere i test in un qualunque laboratorio qualificato, alla presenza di un tecnico esperto di loro fiducia. Perché, sembra, ogni volta che i test sono stati ripetuti sui modelli di caschi incriminati, questi sono risultati in regola. Da parte nostra, come sempre, siamo pronti a dare voce alle parti interessate. Nel frattempo vi segnaliamo il sito di Altroconsumo (altroconsumo.it) dove è possibile leggere l'articolo completo con le pagelle del test.

Info by: http://www.motonline.com/info_point/articolo.cfm?codice=227265


La rivista dalla parte dei consumatori dopo aver pubblicato il test sui caschi ribadisce l'affidabilità dei risultati diffusi e sollecita il Ministero dei Trasporti ad approfondire la vicenda. La Shark organizza un controtest pubblico:
Si fa sempre più accesa la disputa fra la rivista Altroconsumo e i costruttori di caschi. Come avevamo scritto qualche nei giorni scorsi, le aziende produttrici stanno valutando le azioni da intraprendere; al momento nessuna opzione pare preclusa. Il magazine dedicato ai consumatori ribadisce però la correttezza dei propri test con un comunicato odierno, nel quale attacca anche il Ministero dei Trasporti per i suoi silenzi. Intanto, nel pomeriggio del 1° febbraio la Shark, che produce il jet RSJ, uno dei modelli bocciati, ha organizzato un test aperto alla stampa del suo casco; appositamente per confutare i risultati pubblicati in questi giorni. La prova verrà effettuata presso i Laboratori Omega, Strada Comunale Savonese 9, 15050 Fraz. Rivolta Scrivia – Tortona (Al). Nel comunicato si fa notare che sono invitati a partecipare anche i responsabili di Altroconsumo.

Ecco il testo del comunicato, diffuso nella tarda mattinata di lunedì 1° febbraio:
Altroconsumo ribadisce la correttezza con cui sono state eseguite le prove dal laboratorio certificato per l'omologazione. Prove che hanno bocciato 8 modelli di caschi jet su 15. Come prevedono le regole di condotta adottate da tutte le associazioni di consumatori indipendenti che effettuano test comparativi in Europa, il nome dei laboratori utilizzati è sempre tenuto riservato per garantire l'indipendenza, l'autonomia e l'affidabilità del loro operato. Tutti i caschi sono stati acquistati anonimamente in punti vendita aperti al pubblico, in una situazione identica in cui un comune consumatore effettuerebbe l'acquisto. E' desolante il silenzio con cui il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha accolto la denuncia di Altroconsumo ed è ancora più desolante sentire l'industria far appello al momento delicato di crisi di vendite che stiamo attraversando. Qualsiasi congiuntura economica non può giustificare la minima deroga al diritto dei consumatori di trovare in vendita solo prodotti sicuri; e al dovere delle aziende produttrici di porre rimedio a eventuali maglie larghe nei controlli di sicurezza. Assorbire gli urti, gli impatti, rimanere ben saldo in caso di caduta sono elementi fondamentali perché un casco moto sia definito tale. Sette caschi su quindici fanno il loro dovere. Altri otto no. Qualcuno si assuma la responsabilità di ciò che i ragazzi oggi calzano sulle proprie teste. Ulteriori approfondimenti tecnici potranno essere fatti in sede istituzionale, presso il ministero. Per capire finalmente le ragioni per cui a scaffale arrivano prodotti pericolosi.
Qui il video delle prove in laboratorio: www.altroconsumo.it/caschimoto e gli approfondimenti

Info by: http://www.motonline.com/info_point/articolo.cfm?codice=228148


Le Case sono sul piede di guerra per l'ennesimo test della rivista dedicata ai consumatori che dichiara fuori norma diversi loro prodotti. Ecco le prime reazioni:
Come era prevedibile, la vicenda dell'ennesimo test sui caschi effettuato da Altroconsumo ha scatenato un vespaio di polemiche. Da una parte alcuni lettori ci stanno accusando di fare muro contro l'evidenza dei fatti, perché non abbiamo pubblicato la lista con i risultati dei test. Dall'altra i costruttori si difendono e attaccano. Di seguito pubblichiamo integralmente alcuni comunicati ricevuti. Prima però ci interessa ribadire come noi abbiamo fatto corretta informazione, dando notizia della cosa e segnalandovi il link ad Altroconsumo dove reperire l'articolo completo della lista dei caschi. Ma anche segnalandovi i dubbi che ci sono su tale test. E ora cosa succederà? Sappiamo che per i prossimi giorni è convocata una riunione nella quale i produttori di caschi decideranno il da farsi. Tutte le opzioni sono aperte, compresa quella di un'azione legale. Torneremo dunque a informarvi a breve su questa vicenda. Nel frattempo vi segnaliamo un altro sito sul quale sono pubblicati i risultati di diversi test sui caschi: http://sharp.direct.gov.uk/. Si tratta di un ente che effettua prove con uno standard diverso da quello d'omologazione e che rilascia dei giudizi con le stellette, un po' come fa EuronCap per le automobili.
In riferimento al test comparativo sui caschi per moto di tipo "Jet" realizzato e reso pubblico da Altroconsumo, Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) ed ACEC (Associazione Costruttori Europei Caschi), rendono noto di aver già formalmente richiesto ad Altroconsumo informazioni in merito al laboratorio presso il quale sarebbero stati realizzati i suddetti test nonché riscontri oggettivi dei dati pubblicati.. Confindustria ANCMA e ACEC hanno inoltre fatto richiesta alla stessa di poter ripetere i test alla presenza di un rappresentante delle Aziende coinvolte. Tale richiesta trova giustificazione nel fatto che già nel 2009 Altroconsumo aveva, con le medesime modalità, esaminato i caschi moto di tipo "Integrale" e pubblicato i risultati ottenuti, nonostante le perplessità già allora avanzate, creando notevoli danni commerciali alle Aziende coinvolte salvo, successivamente, dover prendere atto che quegli stessi caschi, nuovamente testati dalle Autorità competenti, erano conformi alla normativa di sicurezza vigente. In un momento di crisi generalizzata, che ha colpito pesantemente anche il settore dei caschi moto, screditare pubblicamente prodotti senza dare la possibilità di verifica in contraddittorio, non solo non dà alcun vantaggio alla generalità dei consumatori, ma penalizza ingiustamente le Aziende ed i lavoratori che producono i caschi stessi. Confindustria ANCMA ed ACEC hanno a cuore la qualità e la sicurezza dei prodotti offerti ai consumatori, ma ritengono un censurabile esercizio di giornalismo scandalistico pubblicare risultati di test senza che si sappia né da "chi" né "come" tali caschi siano stati testati, rifiutando altresì di fornire prova della oggettività dei risultati alle Aziende che legittimamente lo avevano richiesto. Confindustria ANCMA ed ACEC auspicano che Altroconsumo, in un'ottica di reciproca autonomia e con mutuo rispetto anche nei confronti dell'operato delle Autorità, nell'interesse di una corretta informazione, non continui a rifiutare il confronto come sino ad oggi avvenuto.
CONFINDUSTRIA ANCMA
Associazione Nazionale Ciclo Moto e Accessori
ACEC
Associazione Costruttori Europei Caschi


In riferimento al test effettuato dalla rivista Altroconsumo secondo il quale il casco Premier modello JT3 non avrebbe superato la "prova di scalzamento" facciamo presente quanto segue.
P.H.I. E' certa sia della sicurezza del casco Premier JT3 che della sua piena corrispondenza alla normativa prevista dall'omologazione ECE 22-05 ed è pronta, in qualsiasi momento, presso qualsiasi ente certificato ed abilitato (ed a proprie spese) a testare di nuovo i caschi attualmente in possesso di Altroconsumo al fine di provare in maniera oggettiva, inconfutabile ed in contraddittorio che quanto sostenuto da Altroconsumo è falso, infondato e non corretto.
P.H.I. chiede in questo caso che uno dei suoi tecnici possa presenziare alla ripetizione dei test. Quanto sopra è più volte stato richiesto ad Altroconsumo che ha però ignorato le ns. legittime richieste omettendo qualunque replica in merito.
Teniamo a far notare come l'unica prova che – a detta di Altroconsumo – il casco non avrebbe superato riguarda lo scalzamento, vale a dire un test eseguito manualmente sul sistema di ritenzione del casco e quindi soggetto a possibili errori nel caso che l' operatore preposto non sia adeguatamente preparato e competente. Abbiamo chiesto in più occasioni il nominativo dell' ente o della struttura che aveva effettuato le prove, al fine di poter verificare congiuntamente ai i loro tecnici ed ai tecnici di Altroconsumo, i dati e le modalità del test. Anche questa richiesta è stata disattesa. Non ci è stata concessa alcuna possibilità di replica a quanto asserito da Altroconsumo; anche dopo che, in corso di analisi dei dati inviati, abbiamo evidenziato tempestivamente ai referenti di Altroconsumo una serie di errori, incongruenze e sviste a dir poco imbarazzanti. Siamo stupiti ed amareggiati dall' atteggiamento di Altroconsumo. Un atteggiamento scorretto e dittatoriale, volto a far notizia ed a danneggiare aziende che, come la nostra, si impegnano ogni giorno per produrre caschi adeguati alle aspettative del mercato ed per far fronte ad una dura crisi economica e che, come se non bastasse, si trovano a subire tentativi di affossamento del tutto gratuiti ed infondati che comporteranno per quanto riguarda la nostra attività, gravi conseguenze economico finanziarie. Siamo tuttavia rassicurati e confortati dalla ferma presa di posizione di Confindustria-Ancma che si sta muovendo per tutelare le aziende accusate ingiustamente da Altroconsumo.Vogliamo infine ricordare che già nel 2009 Altroconsumo aveva sottoposto a test , con le medesime modalità, caschi per motociclisti del tipo "Integrale". Anche in quel caso aveva pubblicato i risultati creando notevoli danni alle Aziende coinvolte, salvo successivamente dover prendere atto che quegli stessi caschi, nuovamente testati dalle Autorità competenti, si dimostravano conformi alla normativa Europea ECE 22-05.
P.H.I. srl
Luca Madeo

Info by: http://www.motonline.com/info_point/articolo.cfm?codice=227592


FEBBRAIO 2010:
Continua la polemica scattata in seguito ai test effettuati dal mensile in difesa dei consumatori, che ora chiede al Ministero 'riscontri concreti':
Non accenna a placarsi la polemica sul test di caschi effettuato da Altroconsumo. Già nei giorni scorsi la rivista dedicata ai consumatori aveva attaccato il Ministero dei Trasporti per l'assenza di risposte alla sua denuncia sull'insicurezza di 8 dei 15 caschi testati. Con uno scarno comunicato, Altroconsumo dichiara oggi di aver inviato una diffida allo stesso dicastero, e annuncia l'avvio di un ricorso al TAR del Lazio, per costringere il Ministero a "fornire riscontri concreti". Come ben sa chi ha seguito i nostri articoli, alla pubblicazione dei risultati del test, avvenuta a fine gennaio, ha fatto seguito un comunicato stampa della Premier, che si è offerta di ripetere il test a sue spese in un qualunque laboratorio accreditato, sui caschi già in possesso di Altroconsumo. La Shark ha invece rifatto il test in un laboratorio piemontese, che ha ritirato tre caschi a caso nel magazzino dell'importatore italiano. Al di là di quanto dichiarato ufficialmente, non sappiamo come hanno scelto di reagire le altre case coinvolte. Per conto nostro stiamo preparando un servizio che possa essere d'aiuto a capire come scegliere un casco avendo la ragionevole certezza di comperare un prodotto valido e affidabile. Per il resto... aspettiamo l'ennesima reazione. Magari anche da parte del Ministero dei Trasporti, così decisamente chiamato in causa.

venerdì 18 settembre 2009

Addio ai guardrail assassini..

















Il blog Cesena Bikers, non è mai stato indifferente al tema della pericolosità dei GUARDRAIL che costeggiano le nostre strade. Le barriere, tanto utili al contenimento delle automobili in caso di sbandata e quindi di uscita di strada, nella loro configurazione attuale (la data della loro progettazione si perde ormai nella notte dei tempi..), si dimostrano invece delle vere e proprie ghigliottine per i malcapitati motociclisti che in caso di caduta abbiano la sventura di finirci contro.. Dopo svariate manifestazioni di protesta; dopo che in rete e sulle riviste specializzate se ne è tanto parlato, finalmente sembra che qualcosa stia cambiando. Pubblico qui di seguito un articolo comparso su la Republica.it dove viene descritto quale potrebe essere il guardrail del futuro, che potrbbe salvare la vita a tanti centauri:
Colpo di scena, dopo mille polemiche e violente proteste dei motociclisti l'Anas dice addio ai guardrail assassini che tante vittime hanno mietuto fra i motociclisti. La nuova barriera di protezione stradale ha un nome che è tutto un programma: "ANAS H2 Bordo Laterale - SM", dove SM sta proprio per "salva motociclisti". Una barriera sofisticata ma semplice da produrre, al punto che potrà essere fabbricata senza problemi da tutti i costruttori che abbiano le attrezzature certificate in Qualità EN ISO 9001 o 9002. Quindi la sua diffusione dovrebbe diventare a breve molto capillare perché oltre alla semplicità costruttiva i progettisti (Centro Sperimentale di Cesano dell'Unità Ricerca ed Innovazione dell'Anas, diretto dall'ingegner Eleonora Cesolini) giurano che sia anche meno costosa da produrre. "L'installazione delle nuove barriere - spiega infatti il Presidente dell'Anas Pietro Ciucci - potrà avvenire progressivamente sulla nostra rete". Vedremo. Per ora si sa che nei crash test (oltre a quelli prescritti dalle norme vigenti, anche su manichini antropomorfi dotati di sensori per la protezione dei motociclisti, che negli ultimi anni hanno registrato un aumento di feriti e morti dovuti all'urto sulle barriere tradizionali in acciaio) ha dato risultati straordinari. "Si è pensato - spiegano infatti i tecnici dell'Anas - al contenimento dello spostamento che la barriera subisce in seguito all'urto, per ridurre lo spazio necessario al suo funzionamento. Le barriere di sicurezza attualmente disponibili sul mercato, infatti, richiedono uno spazio a margine della carreggiata costoso o non sempre disponibile, come nel caso delle strade non ammodernate, che può costituire il presupposto per protezioni inadatte ad urti al di sopra di una certa velocità. A questo aspetto si aggiunga una differenziazione per la sicurezza totale di tutti gli utenti della strada; si pensi, ad esempio, agli effetti di barriere a paletti separati sui motociclisti".
Ora che il progetto c'è e che lo stesso ha dato risultati lusinghieri, dimostrando che con uno sforzo equo la situazione della sicurezza sull nostre strade può essere notevolmente migliorata, attendiamo il riscontro da parte di chi guida il nostro Paese a rendere concreto questo "sogno".. Una volta tanto ci piacerebbe se qualcuno pensasse a noi motociclisti come regolari utenti della strada da tutelare al pari di tutti gli altri e non unicamente come "polli da spennare" attraverso le mille tasse da pagare per l'aquisto della moto, la tassa di proprietà sulla stessa, costi del carburante sempre crescente, ecc. ecc. ecc.. Restiamo in attesa..
Fonte:
Per saperne di più:

mercoledì 22 aprile 2009

Manifestazione: HO VOGLIA DI SICUREZZA!





















Questi sono gli aggiornamenti per la manifestazione di Domenica prossima 26 Aprile: HO VOGLIA DI SICUREZZA!
Segnalo qui di seguito i link con tutte le informazioni utili a chi volesse partecipare. L'iniziativa è promossa da Ting'Avert e i seguenti link rimandano tutti ai vari forum inerenti alla manifestzione, aperti su questo sito:
Topic generale:
http://www.motoclub-tingavert.it/t244837s.html
Programma per Milano:
http://www.motoclub-tingavert.it/t383021s.html
Staff Milano:
http://www.motoclub-tingavert.it/t362987s.html
Programma per Roma:
http://www.motoclub-tingavert.it/t385075s.html
Staff Roma:
http://www.motoclub-tingavert.it/t363408s.html
Pranzo dopo la manifestazione a Roma:
http://www.motoclub-tingavert.it/t385108s.html
Firma la petizione OnLine:
http://firmiamo.it/bastaguardrailassassini

giovedì 2 aprile 2009

Strade insicure





Pubblico questo post, traendo l'articolo intero da MOTOCICLISMO di Aprile 2009. Su Cesena Bikers infatti ho avviato una piccola campagna pro sicurezza sulle strade, iniziata proprio parlando dei guardrail assassini. Ora trascrivo appunto questo ineressante articolo che mi è saltato oggi agli occhi leggendo la rivista menzionata: Le strade europee sono da bocciare per le due ruote. Lo ha evidenziato il recente rapporto della ERF (European Road Federation) che raccoglie istituzioni pubbliche di tutti i Paesi europei. Al centro dello studio la sicurezza dei motociclsiti, messa a repentaglio da infrastrutture, strade e sistemi di contenimento che non tengono conto delle necessità di chi guida un veicolo a due ruote. "Le strade - si legge nel documento elaborato dalla ERF -, presentano sotto questo aspetto lacune: dalla qualità dell'asfalto, alla loro geometria, al livello di manutenzione, alle barriere". Analizzando gli scenari più diffusi e la tipologia di incidenti in cui incappano i motociclisti, il "libro bianco" della ERF cerca di fare luce su aspetti spesso dimenticati da chi progetta le strade, contribuendo a quel processo di informazione che può diventare essenziale nello sforzo di ridurre il numero degli incidenti di chi va in moto, che in Europa rappresentano ormai il 17% del totale.
Articolo tratto da MOTOCICLISMO di Aprile 2009

domenica 22 marzo 2009

AMV - Motociclisti per la vita





















Già in precedenza, su Cesena Bikers, avevo trattato l'importante argomento dei Guardrail Assassini.. E' quindi con immenso piacere che pubblico la e-mail che ho ricevuto Venerdì 20/03/09 (scusandomi per il ritardo):
Salve,
Sono Monia Amendola, incaricata delle relazioni esterne dell'AMV - Motociclisti per la Vita, con la presente E-mail desidero presentarLe la nostra neonata Associazione. L'Associazione nasce da un gruppo di Motociclisti all'interno del Ting'Avert ( http://www.tingavert.it/ ). Motociclisti sensibili alla sicurezza stradale, soprattutto rivolta ai e per i Motociclisti, nasciamo da un gruppo di lavoro che all'interno del Ting'Avert si dedica alla Sicurezza e Prevenzione, sezione presente nel nostro Forum del Ting'Avert. Da questo gruppo di lavoro si sviluppa sempre più l'idea di continuare a fare qualcosa in merito ai guard rail che denominiamo "ghigliottina" per le tante vittime che lasciano sulle nostre strade. Abbiamo in programma una Manifestazione Nazionale il prossimo 26 Aprile, Manifestazione che si terrà contemporaneamente a Roma e Milano dove contiamo di portare centinaia di Motociclisti da tutta Italia, solo nel nostro Forum le adesioni superano le 1200 ad oggi che le scrivo.Nella speranza che a tale tema sia sensibile anche il Vs. MotoClub CESENA BIKER, vi chiediamo un supporto che potrete darci nel seguente modo: - Divulgare la nostra iniziativa sul Vs. portale, potrete fare un rimando al nostro sito oppure gestire l'evento in autonomia, attivando una lista di partecipazione. Non è necessaria l'iscrizione al Ting'Avert. Nel caso ci vorrete supportare, di contro inserirò nel nostro Forum il Vs. logo e link come supporter della Manifestazione, inoltre sarete citati in tutte le comunicazioni ufficiali al riguardo, e se lo desiderate il giorno della Manifestazione potrete portare un Vs. striscione. Al momento non posso ancora comunicarLe la piazza prescelta in quanto siamo in attesa dell'autorizzazione da parte del Comune di Roma, in ogni caso sarà una piazza centrale. L'appuntamento è tra le 09.00 e le 10.00 a dei punti d'icontro prestabiliti che vi potremo segnalare in seguito, dopo le 10.00 per tutti l'appuntamento sarà nella piazza della Manifestazione. Uno dei nostri supporter è l'AMFOP - Associazione Motociclisti Forze di Polizia, che daranno il loro contributo vigilando la Manifestazione. Le segnalo alcuni link dove potrete trovare altre informazioni:
http://www.motoclub-tingavert.it/t244837s.html
In attesa di un Vs. riscontro e del Vs. eventuale supporto, vi saluto cordialmente. Monia AmendolaRelazioni esterne AMV - Motociclisti per la Vita
Il portale della nostra Associazione è in fase di allestimento.

mercoledì 11 febbraio 2009

Il paraschiena







































































































"Posto" qui di seguito le foto di alcuni modelli di paraschiena. Ci tengo immediatamente a mettere in chiaro che non ho alcuna intenzione di pubblicizzare un prodotto piuttosto che un altro, ma che ho inserito delle immagini unicamente a scopo esplicativo.
Nelle foto partendo dal basso:
1) Il modello Wave di Dainese, paraschiena di livello 1.
2-3) Due modelli proposti da Gimoto (in particolare nella foto n.3 il modello Racing) entrambi di livello 2.
4-5) La proposta della Spidi: il Back Warrior, di livello 2; proposto nella foto n.6 con aggiunta di protezione frontale per proteggere lo sterno e il petto.
Pubblicando il post sui “guardrail assassini”, ho introdotto in maniera seria l’argomento sicurezza su Cesena Bikers. Già in precedenza avevo pubblicato un post sulle tute e uno sui guanti, ma il tutto era stato trattato in maniera scherzosa.. Con il post odierno invece vorrei parlare seriamente di una protezione che oggi è sempre più (per fortuna!!) diffusa: il paraschiena. Spero che questo post possa mettere un po’ di chiarezza sull’argomento e perché no, magari aiutare qualcuno all’acquisto di questo importantissimo capo protettivo. E’ assolutamente inutile girarci intorno: andare in moto può essere pericoloso. A causa della ghiaia sul manto stradale, di una mancata precedenza o di una disattenzione, può capitare di finire in terra. E’ statisticamente provato che la colonna vertebrale, nella pratica motociclistica, dopo la testa, sia una delle aree del nostro corpo più a rischio, anche per via della sua fragilità. Due sono le pratiche salvavita in questi casi: velocità ridotta (e quindi guida prudente) e protezioni. Per quanto riguarda la velocità.. vabbè ognuno può fare le sue considerazioni (io non mi metto a fare del “perbenismo” gratuito..). In merito alle protezioni invece tanto è stato fatto in ambito di ricerca e sviluppo, e tanto ancora si può fare per migliorare gli standard qualitativi dei capi a cui affidiamo la nostra incolumità. Secondo i dati del Maids (uno studio completo sugli incidenti motociclistici in Europa), i danni più gravi che un motociclista riporta in caso di incidente, sono proprio alla colonna vertebrale. In questa sede vorrei sfatare il vecchio luogo comune, secondo il quale le protezioni dorsali sono pesanti, scomode e invasive: i nuovi paraschiena sono sempre più leggeri e traspiranti. L’evoluzione tecnologica degli stessi è infatti sempre più indirizzata verso canoni elevati di sicurezza sostenibile. Questo si traduce in: protezione, confort, prezzo alla portata di tutti e una informazione completa in merito. Il paraschiena deve essere indossato regolarmente, ma va ricordato, così come scrivevo per la tuta in pelle, che non rende invulnerabili. Esso infatti protegge la colonna vertebrale dagli urti diretti, assorbendo una parte dell’energia cinetica e ostacolando la penetrazione di corpi contundenti, ma in alcuni frangenti quali la flessione delle vertebre, è poco efficace. Secondo il dottor Marco Teli (chirurgo specializzato nella colonna vertebrale, che opera all’ospedale Galeazzi di Milano), l’unica soluzione alla flessione delle vertebre, può essere data dall’airbag da moto, anche se la guida prudente e la bassa velocità sono da considerarsi i migliori “salvavita”. In alcuni casi il paraschiena, vista la sensazione di sicurezza che infonde in chi lo indossa, è paradossalmente da considerarsi dannoso, in quanto può indurre il suo fruitore ad una guida spericolata.. Ormai quasi tutte le aziende di abbigliamento tecnico realizzano vari modelli di paraschiena a prezzi abbordabili. Le protezioni dorsali possono essere costituite da vari elementi con strutture profondamente differenti, il comune denominatore è però l’obbligo della certificazione secondo la norma EN 1621-2. Infatti tutto ciò che viene definito protezione deve essere certificato con parametri precisi ed etichettato in modo chiaro. Nel caso del paraschiena ci sono 2 livelli di protezione, differenziati da un diverso parametro di assorbimento dell’energia cinetica residua, cioè la forza che viene effettivamente trasmessa al corpo dopo l’impatto. In termini spiccioli: meno energia arriva al corpo di chi indossa la protezione in caso di urto, e maggiore è il livello protettivo del capo. Per il livello 1, l’energia residua deve essere inferiore a 18 kN (dove il Newton è l’unità di misura della forza in fisica) come valora medio degli impatti, menter ogni singolo impatto non deve superare i 24 kN. Per il livello 2 i parametri sono dimezzati: l’energia residua media non deve superare i 9 kN e il singolo impatto deve rimanere entro i 12 kN. Tutta la superficie dei capi viene testata con urti vari, anche nei punti critici quali: giunture e articolazioni. Tra i due livelli oltre alla maggior (e palese) efficacia del livello 2, la differenza sta anche nella struttura della protezione stessa che, ovviamente in questo caso è più pesante. Questo è il motivo per cui alcuni produttori come la famosissima Dainese hanno scelto per politica aziendale di mantenere i propri paraschiena entro i limiti del livello 1, assicurando un confort adeguato nell’utilizzo quotidiano del capo. Nel contempo il responsabile del reparto protezioni di Dainese, il sig. David Lanzardo, ha proposto al gruppo di studio europeo (di cui fa parte anche la Spidi e che redige le normative) una serie di modifiche alla norma mirate a migliorare il comfort generale del dispositivo di livello 2. Le aziende sono orientate comunque alla realizzazione di paraschiena dotati di un fittine ergonomico e di una traspirazione tale da non generare nel potenziale consumatore esitazioni nell’acquisto e nell’utilizzo. Lo conferma Pietro Zanetti, responsabile prodotto Spidim che tare le prossime migliorie delparaschiena top di gamma di livello 2 annuncia maggiore assorbimento della forza d’urto a fronte di un alleggerimento generale oltre all’abbinamento del chest protector appena introdotto. Va sottolineato che le imbottiture morbide all’interno delle giacche non sono paraschiena, ma servono quasi esclusivamente a mostrare dimensioni e ingombri della tasca di alloggio della protezione. E’ utile aggiungere che il paraschiena, così come tutte le protezioni va controllato periodicamente in quanto, se difettoso o danneggiato, rischia di non adempiere alla sua funzione. La parte imbottita non deve perdere di consistenza e compattezza, il guscio esterno, come la calotta dei caschi, in caso d’urto si piega o si rompe, mentre il poliuretano, le schiume o i gel utilizzati come assorbenti si schiacciano o si deformano. In caso di incidente va controllato attentamente e in caso sostituito. Per capire fino in fondo se il paraschiena che si intende acquistare fa al caso suo, l’acquirente può trarre tutte le informazioni necessarie dall’etichetta che obbligatoriamente il capo deve riportare. Essa è infatti una vera e propria carta d’identità in cui sono state inserite tutte le informazioni fondamentali e il livello di protezione. Il primo elemento utile, oltre al marchio CE, è il pittogramma del motociclista, che indica che si tratta di una protezione dedicata alla moto. La lettera B sta per back-protector (paraschiena appunto..), la cifra (1 o 2) come già detto indica il livello di protezione. EN 1621 è la norma di riferimento per la certificazione (-2 per il paraschiena; -1 per le protezioni relative ad altre zone del corpo). L’etichetta riporta anche le indicazioni della misura del paraschiena, specificando la distanza tra spalle e vita e l’altezza in cm dell’utilizzatore. E’ segnalata infine la presenza di un libretto di uso e manutenzione abbinato al capo. Concludo con l’auspicio che le Case di abbigliamento facciano uno sforzo cercando di integrare il paraschiena in tutte le giacche, senza che questo comporti un aumento esorbitante dei costi finali; in modo da rendersi sempre più promotrici di una politica trasparente per la sicurezza dei motociclisti.

martedì 10 febbraio 2009

Guardrail assassini




















Mentre stavo dando un'occhiata al sito amico "Due Ruote nel Web" ( http://www.dueruotenelweb.it/ ; del quale il "lettore fisso" di Cesena Bikers "Will" è un menbro dello staff), ho notato con immenso piacere che i suoi gestori hanno abbracciato la causa della rivolta contro i guardrail assassini.. Cesena Bikers non può che unirsi in questa protesta, essendo il blog dell'omonimo "moto-club", i cui membri viaggiano quasi esclusivamente su strada con le loro moto.. Speriamo quindi di coinvolgere quanti più blogger e appassionati di moto possibile nella nostra protesta al fine di convincere chi di dovere a installare sulle nostre strade dei guardrail più sicuri per i malcapitati motociclisti che, in caso di caduta vi dovessero finire contro..
E' per questo che Cesena Bikers lancia l'appello a tutti i blog amici, di volere pubblicare un post simile a questo (oppure un banner), nella speranza che nulla in questa "giusta lotta", resti intentato e che questa causa non venga coperta dall'indifferenza, in quanto la sicurezza delle nostre strade riguarda noi tutti..

mercoledì 14 gennaio 2009

L'armatura dei cavalieri..























































































Nelle foto partendo dal basso dalla 1 alla 8:
La tuta da gara di Giacomo Agostini (MV AGUSTA), Barry Sheene (SUZUKI), Anton Mang (KAWASAKI), Kenny Roberts (YAMAHA), Freddie Spencer (HONDA), Marco Lucchinelli (CAGIVA), Franco Uncini (SUZUKI) e Kevin Schwantz (SUZUKI).
Nelle foto 9 e 10 invece si vede la mia tuta 2009.
E' da un po' di tempo che penso di pubblicare questo post. Non voglio assolutamente parlare di evoluzione tecnica di capi e materiali, di sicurezza che va aumentando nell'attrezzatura tecnica dei motociclisti, ecc. ecc. E' innegabile che il livello di protezione raggiunto dai capi tecnici al giorno d'oggi è molto elevato e che le maggiori Case che producono questi articoli investono ingenti capitali in costi di ricerca e sviluppo a tutto vantaggio dell'utente che li indosserà.. La mia è una valutazione più personale e sicuramente meno utile; e' una valutazione più romantica che risale a quando da bambino mi sono appassionato di moto. Ai tempi, quando ancora non avevo neppure il "cinquantino" e davo virtualmente "gas alla mia bicicletta", sognavo già il giorno in cui avrei posseduto e guidato una moto mia, indossando una di quelle meravigliose tute in pelle che allora si vedevano per lo più solo in televisione durante i GP (la diffusione delle tute tra i motociclisti che giravano su strada nei primi anni ottanta era alquanto scarsa). Crescendo ho avuto il cinquantino e poi il 125.. Ai tempi avevo in parte coronato il mio sogno, avendo a disposizione una moto e una tuta in cordura (possedevo il Tuareg Wind dell'Aprilia, ma essendo la mia moto una enduro, avevo comprato le protezioni fuoristradistiche). Nel 2000 ho posseduto una SUZUKI GSX 600cc, ma anche allora non avevo acquistato la tuta completa. Avevo infatti solo un giacchetto.. Il sogno si è finalmente avverato nel 2008: ho ricomprato la moto (una MOTO GUZZI V11) e finalmente ho acquistato anche la tuta in pelle.. Io non sò se é un effetto che ha dato solo a me (e agli amici a cui l'ho chiesto..) o é una sensazione che i più provano: una volta indossata ho sentito (e non dovrebbe essere così..) l'effetto invulnerabilità. Mi sono sentito protetto da una corrazza che mi ha permesso sin da subito di piegare di più la moto, sentendomi maggiormente parte di essa. La mia stessa sensazione la hanno provata anche altri ragazzi con i quali ho parlato in merito a questo discorso. Purtoppo quello che sentiamo, non corrispende alla realtà dei fatti, in quanto la tuta, sebbene sia utile, non ci salva la vita. E' bene sempre tenere a mente che la protezione maggiore ci arriva dalla nostra testa e dalla prudenza con la quale guidiamo le nostre moto.

venerdì 14 novembre 2008

L'evoluzione della specie..















In questo post, ho voluto mettere in risalto l'evoluzione tecnica di un capo importante per i motociclisti come possono essere i guanti. Le due immagini si riferiscono ai miei guanti attuali (un normalissimo guanto in pelle con inserti in carbonio) e a quello che nei primi anni ottanta era il top di gamma della Spidi: il GIANT Freddie Spencer Replica.. Sicuramente la ricerca della sicurezza, del confort ecc.. ecc.. la hanno fatta da padrona, ma.. lo spettacolare fascino vintage, espresso dai guanti di 25 anni fa, con quella chiusura lampo e' sicuramente inimitabile.. per lo meno fino a che non si tocca l'asfalto!