lunedì 9 febbraio 2009

Fabrizio Pirovano







video

In questo video datato 1990 vediamo Fabrizio Pirovano e lo scomparso Baldassarre Monti in lotta a Monza in una spettacolare manche della Superbike, sotto il diluvio. La lotta tra i due "leoni" italiani è incredibile e tutti gli avversari vengono annullati dalla loro foga.
Nelle foto, partendo dal basso:
1) Anno 1993, Fabrizio Pirovano dopo 5 anni in sella alla Yamaha OW01 porta all'esordio la Yamaha YZF 750 nel mondiale Superbike. Quell'anno riesce ad ottenere la vittoria in gara 1 in Portogallo e a salire diverse volte sul podio.
2) Anno 1998, "Piro" in sella alla GSX-R SRAD del Team Alstare Suzuki, con il quale a fine stagione sarà campione mondiale della categoria 600 Supersport.
3) Pirovano ai giorni nostri, nella veste di team manager.
Segue breve biografia:
Fabrizio Pirovano (Biassono, 1 febbraio 1960) è un ex motociclista italiano. Esordì come crossista a 14 anni. Fu campione italiano cadetti 50cc nel 1977 e vice campione italiano nella 125 cc juniores nel 1980 in sella ad una TGM. Senior dall' 81, corse con una Aprilia disputando il Mondiale 125 dall' 82. Nell' 83 conquistò i primi punti iridati (18 nel Mondiale 125). Nell' 85 un grave infortunio al ginocchio ne compromise la carriera da crossista. Nel 1986 passò alla velocità, per i problemi fisici derivati dall’incidente dell’anno prima. Corse nei trofei monomarca Honda e Yamaha 500 (2 e 3). ). Nell' 87 gareggiò nell' Europeo e nel tricolore 250 con una Yamaha. Sempre in quell’anno partecipò alla 24 al Bol d'Or su una Bimota YB4 ufficiale. E’ stato di fatto uno dei primi italiani a credere nella nascente categoria Superbike, prendendo parte ininterrottamente al campionato per le maxi-moto a quattro tempi, derivate dalla serie, dal 1988 al 1995. Dal 1988 al 1993 fu alfiere della Yamaha, portando in gara la OW01 e la YZF 750 poi. Si piazzò due volte secondo nel mondiale: nel 1988 alle spalle di Fred Merkel su Honda RC30 e nel 1990 dietro alla Ducati 851 di Raymond Roche. In patria ottiene le soddisfazioni maggiori, vincendo tre titoli italiani: nel 1990, 1992 e 1993 (sempre in sella alla Yamaha). Nel 1994, stanco di essere considerato un pilota di secondo piano rispetto a Fogarty, Russell e Falappa, passò alla Ducati, che gli affidò una 916. Purtroppo per lui, il fatto di correre per un team privato, unito alla fragilità meccanica della sua moto lo costringe alla nona posizione in classifica finale, quando invece la 916 del team ufficiale Ducati, condotta da Carl Fogarty dominò la scena. L'anno successivo sempre su di una Ducati schierata da un team privato si piazzò settimo. Stanco di correre per dei team privati, che gli garantivano scarse possibilità di successo, nonostante le sue doti di guida (nella sua carriera, nella Superbike ha preso il via a ben 181 gare , ottenuto la vittoria in 10 manche, è salito sul podio complessivamente 47 volte e fatto segnare 13 giri veloci), nel 1996 passò al campionato Supersport con una Ducati 748 ufficiale e si aggiudicò il titolo Open. L'anno successivo, causa cadute e diverse fratture, finì in ottava posizione nella World Series. Nel 1998 vienne ingaggiato dal Team Alstare Suzuki. La moto che gli venne affidata fu la neonata GSX-R SRAD. In sella a questa moto altamente competitiva vinse cinque gare su nove, “demolendo” la concorrenza di Vittoriano Guareschi su Yamaha, di Paolo Casoli (campione in carica) su Ducati e del compagno di scuderia Stephane Chambon. Si aggiudicò nuovamente il titolo mondiale Supersport. Nel 1999 però dovette cedere il passo all’arrembante (e più giovane) compagno di scuderia. Il francese infatti, dopo un anno di apprendistato, passato a fare da scudiero a “Piro”, conquistò di forza il mondiale. Pirovano si classificò solamente settimo. Nel 2000 le cose non andarono meglio, in quanto alla fine del campionato risultò solamente nono, nonostante avesse ancora a disposizione la competitiva Suzuki ufficiale del Team Alstare. Nel 2001 passò ad un team privato Suzuki e si piazzò decimo a fine stagione. Attualmente gestisce la squadra superstock di Suzuki Italia.

Nessun commento: