venerdì 26 agosto 2011

Guido Paci: Il pilota privato più veloce del mondo..





Il 10 aprile 1983 a Imola, in una radiosa giornata primaverile, durante la 200 Miglia di motociclismo, morì il pilota serviglianese Guido Paci. La famosa gara imolese, era divisa in due manches e gli oltre ottantamila, assiepati sugli spalti del circuito in riva al Santerno, avevano acclamato, nella prima di esse, la grande vittoria di “King” Kenny Roberts. Il pilota statunitense in sella alla sua formidabile Yamaha aveva dominato e a nulla erano valsi gli sforzi, nel tentativo di batterlo, degli “eroi azzurri”: Marco Lucchinelli, Franco Uncini e Guido Paci. Alla partenza della seconda manche il californiano, deciso a ripetere quanto fatto nella precedente frazione scattò in testa con decisione ma, alle sue spalle Lucchinelli, Haslam, Uncini e Paci non avevano alcuna intenzione di permettergli di fare il vuoto come accaduto nella prima manche. Al quarto giro, Paci tentò una manovra impossibile, per agguantare la seconda posizione, alla curva “Villeneuve”. Perse però il controllo della sua Honda RS e a fortissima velocità si scontrò contro le balle di paglia messe a protezione del guard-rail. Fatale gli fu l'impatto con la moto. Ai medici della Clinica Mobile si presentò subito una scena disperata. Tentarono il miracolo. Ma la grande cavalcata terrena di Guido finì lì, tra la folla ammutolita che dalla curva “Tosa” ha vissuto la tragedia. Guido era nato a Servigliano il 17 dicembre 1949, da Giuseppe Paci e da Cleira Cairati. Maresciallo dell'Aeronautica (prestava servizio alla base di Cameri), era un gentleman 33enne marchigiano trapiantato a Milano, con due baffi imponenti, rasato come Yul Brinner (o più conosciuto come il tenente Kojak..). Gareggiava con successo, seppur da privato (nonostante tutte le difficoltà del caso..), nella classe 500. Grandi e piccole soddisfazioni di quando campioni come Kenny Roberts gli dicevano: “Ringrazio Dio che Guido non abbia una moto ufficiale sennò sarebbero stati cavoli amari per tutti.. Speriamo che resti povero!!” Queste affermazioni, fatte dal campionissimo californiano, riempivano di orgoglio i suoi concittadini serviglianesi e gli davano nuovi stimoli per dare sempre il 100% in sella alla sua moto. Conosceva la sofferenza, la passione, i sentimenti semplici della comunità locale. Prima di cominciare a gareggiare in moto nel 1978 era stato bobbista di talento conquistando due titoli tricolori e giungendo terzo nel campionato europeo del bob a due. Nel ’79, trionfando a Imola e a Monza, aveva ottenuto il titolo di campione italiano junior delle 500 (davanti a Loris Reggiani) e aveva debuttato da senior nella successiva stagione. Vinse due volte a Misano con la Suzuki. Alla Yamaha nel 1981, in questo anno concluse il Campionato Mondiale, primo dei privati, in undicesima posizione. Era un personaggio, conosciuto ed ammirato come il pilota “privato” più veloce del mondo. Quel 1983 Yamaha e Honda si stavano interessando a Guido e sembrava oramai certo il suo ingresso in una delle due Case ufficiali. Sposato con Helene Maier (bellissima ed elegantissima donna tedesca) il 17 dicembre 1976 a Milano. Essi formavano una coppia inconfondibile, la più affascinante nel paddok del motomondiale di quei primi magici e tragici anni 80. Guido morì proprio tra le braccia della moglie. Nei ricordi di chi lo ha visto gareggiare ed ha tifato per lui e ancor più di chi lo ha conosciuto, si aprono le immagini dei suoi successi e dei cupi silenzi nei giorni in cui le sue aspettative di avere un mezzo competitivo sfumavano. Dopo la sua morte, La Gazzetta dello Sport dedicò due pagine al pilota e all'uomo. Alle esequie, officiate a Servigliano, partecipò il “gotha” del motociclismo. Sono trascorsi quattro lustri da quando Guido Paci ha lasciato la vita terrena ed è entrato nella leggenda. Si rimpiangono il suo coraggio, la sua passione sportiva, la sua grande umanità. Non è stato il primo, Guido, a chiudere per sempre gli occhi sul tracciato in riva al Santerno e, purtroppo, non è stato neppure l’ultimo a pagare dazio su di una pista bellissima ma che allora come oggi non è incline a perdonare gli errori.

5 commenti:

sburbiz_marca ha detto...

Un grande,che ricordo anche se ero un ragazzino grazie a mio fratello che lo ammirava per le sue indubbie doti di pilota e personaggio.
Il motociclismo di allora era davvero tutta un'altra cosa...

Superpantah ha detto...

Io invece ammetto che non conoscevo questa storia. Grazie Enrico

Enrico Zani ha detto...

Grazie a voi ragazzi, che seguite questo blog!!

nic tobia ha detto...

Volavo insieme a lui sul T6, un vero "manico". La mia prima moto l'honda 500 four l'ha "truccata" lui, si era anche costruito un chopper con una 750.
Ciao Guido, ogni tanto ti penso, come tutti noi che eravamo al gruppo con te.
Nic Tobia

Mirko Paco ha detto...

mi chiamo Paco,sono nato nel'77.sono di milano.Guido era un amico di mio papa,e la moto era in un capannone davanti a casa.ho ancora il bollino honda n1 attaccato sull'orologio dell'officina.io mi mettevo pigiama e stivaletti di gomma,lui mi insegnava ad andare in piega...a cavalcioni del bracciolo della poltrona....mi ricordo quando e' morto.ero un bimbo.pr mela morte non esisteva.ho passato anni a collezzionare foto e testimonianze su guido.la mia passione per le moto e' grazie a lui.grazie di aver fatto questo appunto su un pilota ...mitico!