lunedì 19 gennaio 2009

John Wittner: il dentista della Moto Guzzi











Nelle foto partendo dal basso:
1) La griglia di partenza del BOTT di Monza del 1989.
2) Marco Lucchinelli in sella alla sua Ducati 851, osserva "incredulo" la Moto Guzzi Daytona che ha sorpresa ha ottenuto il secondo miglior tempo nelle qualifiche.
3) Il pilota statunitense Brauneck in sella alla Moto Guzzi ideata e costruita dal Dr. John Wittner, impegnato sul circuito di Monza.
Il “post” che pubblico oggi mi sta parecchio a cuore. So benissimo che ai più il nome di John Wittner non dice nulla. Parlare di un dentista su Cesena Bikers non infatti è una cosa usuale.. I personaggi sui quali ho pubblicato degli articoli, nella norma sono tutti stati dei “ragazzi prodigio” che già a dodici anni facevano i garzoni nella bottega di qualche affermato meccanico o che hanno dedicato la loro vita ai motori (vedi Erv Kanemoto, Arturo Magni o Franco Farné, ai quali ho già dedicato dei posts in precedenza). John Wittener invece è un dentista statunitense che ha legato in maniera forte il proprio nome alla Moto Guzzi nella seconda metà degli anni ottanta. Ci tengo a specificare che non avevo mai sentito parlare di questo personaggio fino all’anno scorso. Nel 2008 infatti ho acquistato la mia moto: una Moto Guzzi V11. In seguito a questo acquisto ho iniziato ad interessarmi della storia agonistica del marchio della mia moto e per questo sono venuto a conoscenza dell’esistenza del Dr. John.
Il Dr. John Wittner praticava la sua professione a Philadelphia ma il suo tempo libero lo dedicava a elaborare motori soprattutto Harley Davidson. Il suo interesse per la meccanica lo spinse all’acquisto di una Guzzi, che quasi casualmente si trovò tra le mani. Ben presto il fascino del bicilindrico italiano conquistò il dentista americano. Nel 1984, dopo numerosi elaborazioni apportare alla bicilindricadi Mandello, John Wittner, iscrisse la sua Moto Guzzi al campionato americano BOTT (Battle of the Twins). In breve iniziarono ad arrivare le prime vittorie e incredibilmente, a fine stagione la Guzzi del Dr. John conquistò il campionato. I risultati ottenuti galvanizzarono il Dr. John tanto da indurlo a vendere il suo studio dentistico e a cedere l’attività per dedicarsi al motociclismo agonistico, sempre legato alla Casa di Mandello del Lario. Nel 1985 la Guzzi del Dr. John sbaragliò di nuovo la concorrenza replicando il prestigioso successo dell’anno precedente nel campionato statunitense di BOTT: aggiudicandosi tredici gare ed il secondo titolo consecutivo. Da questo momento però iniziò una fase di decadenza poichè la moto necessitava di nuovi sviluppi per restare al passo con la concorrenza, che battuta per due anni consecutivi, aveva affilato le armi. Arrivò quindi il momento in cui Wittner (per potere andare avanti con la sua avventura agonistica) dovette chiedere aiuto direttamente alla Moto Guzzi. Venne in Italia e si rivolse ad Aleandro De Tomaso (allora patron della Casa Lariana) portando con se il palmares delle vittorie ed i suoi progetti per la moto che avrebbe voluto realizzare. La Moto Guzzi in quegli anni non è che se la passasse molto bene. Dopo la sua grande crisi e conseguente amministrazione da parte dello Stato era stata rilevata dal finanziere Alejandro De Tomaso, che con l’acquisto anche della Benelli e della Innocenti aveva sì creato un grosso gruppo industriale, ma che ai fini pratici, non portò nessun vantaggio alle aziende in suo possesso, sia a livello organizzativo che finanziario. Ciò nonostante la Moto Guzzi sopravvisse e anzi tentò di rinnovarsi con l’introduzione di nuovi modelli che però si basavano sempre sul mitico ed indistruttibile bicilindrico due valvole progettato dell’ingegner Carcano. De Tomaso, decise di porre la sua fiducia nei progetti di John Wittner (stranamente vista l'estrema cautela dell'argentino verso gli investimenti per i progetti innovativi). L’imprenditore argentino infatti, si “innamorò” di questo ex dentista (un poco strano ma geniale e vincente) e oltre a finanziarlo gli diede da sviluppare un nuovo motore con testata a quattro valvole che nel frattempo in Moto Guzzi avevano messo a punto. Questo propulsore, ideato dall’ing. Todero, sarebbe dovuto essere la base per una nuova generazione di moto sportive, marcate Guzzi che avrebbero dovuto rilanciare la Casa di Mandello del Lario. Intorno a questo motore, che coniugava da una le dimensioni di un due valvole con la potenza di un quattro, Dr. John costruì una moto semplice ed efficace, applicandovi l'invenzione che aveva testato vittoriosamente nel BOTT: una struttura monotrave che passando in mezzo alla V creata dai due cilindri univa direttamente il canotto di sterzo con un traverso posteriore e due piastre che a loro volta reggevano il monoammortizzatore posteriore ed il forcellone. Si trattava di un cambiamento radicale rispetto ai pur validissimi telai doppia culla delle serie “Le Mans”. Tale variazione, in tema di ciclistica rappresentò nell’ambiente guzzista una vera e propria rivoluzione. La moto del Dr. John, ben condotta dal pilota americano Doug Braunek, si mise subito in luce nelle serie americane riservate alle bicilindriche e sopratutto nelle gare disputate sul mitico catino di Daytona che avevano una grande cassa di risonanza anche in Europa. Fù così che nell’anno successivo, il 1989, De Tomaso decise di invitare in Europa il piccolo team del Dr. John per dimostrare anche qui da noi le sue capacità e quelle della moto. Dall’America John portò oltre alle moto il pilota Braunek e alcuni meccanici. Trovò un forte appoggio dal figlio del presidente De Tomaso: Santiago. Altro sostenitore del progetto del Dr. John Wittner fu Maurizio Valli (persona che per capacità tecniche ed umane era il giusto collante tra la fabbrica, il mondo guzzista italiano ed il Dr. John). Fu scelta per il debutto una manifestazione che era nata in quegli anni sullo storico circuito di Monza: la Due Giorni Internazionale, ottimamente organizzata dal Motoclub Inverunese. A queste gare partecipavano personaggi di spicco provenienti da tutta Europa che si sfidavano in varie categorie di competizioni. Il clou della manifestazione era (sulla falsariga delle serie americane): la Battle Of The Twin. In gara c’era anche il campione del mondo 1981 della classe regina dei GP: Marco Lucchinelli. Il grande Marco partecipava a questa manifestazione alla guida di una Ducati 851 ufficiale. La Ducati con questa motocicletta aveva già ottenuto degli importanti successi nel campionato mondiale Superbike e, la 851 per le sue prestazioni rispetto alla concorrenza impegnata nella manifestazione monzese, era considerata da tutti “su un altro pianeta”. La Casa inoltre, partecipò in via ufficiale a questa manifestazione, mettendo in campo una capacità organizzativa e mezzi tali da scoraggiare in partenza tutti gli altri partecipanti. Sebbene attratti ed incuriositi dal nome del Dr. John, nessuno considerava seriamente la piccola Moto Guzzi come una valida pretendente alla vittoria finale. Fu così che il venerdì antecedente la gara iniziarono le prime prove libere in cui il “rosso” pilota Brauneck cominciò a familiarizzare con la tremenda pista di Monza che non aveva mai visto prima. Il punto chiave del tracciato brianzolo, nel quale piloti e ciclistiche venivano seriamente messi alla frusta era la seconda curva di Lesmo. Solo pochi piloti erano in grado di percorrerla in pieno. In quelle prove libere si capì che a farlo, oltre al mito Marco Lucchinelli, c’era un solo altro piccolo pilota con la tuta bianca, la moto bianca e rossa ed un cuore grande così: Doug Braunek e la sua Moto Guzzi! Il piccolo team diretto dal Dr. John girava al meglio all’ombra di un’anonima tenda nel vecchio paddok dell’autodromo di Monza. La moto veniva revisionata e regolata direttamente da John coadiuvato dai meccanici e dal compianto Maurizio Valli. Fu così che nelle prove ufficiali Marco Lucchinelli, staccò la pole-position con un giro strepitoso sul piede dei due minuti (un gran tempo per l’epoca e per il tipo di moto..). Braunek però non gli fu da meno venendo distanziato solo di pochi centesimi e conquistando così il secondo posto in griglia, infliggendo comunque un significativo distacco al resto del gruppo. Questa importante prestazione lasciò tutti nello stupore: perfino la Ducati e il grande Marco Lucchinelli rimasero sbigottiti dinnanzi ad un avversario che in prima battuta non avevano preso in seria considerazione. La gara partì con Lucchinelli subito in testa con un paio di secondi di vantaggio sugli inseguitori. Braunek non partì benissimo e si trovò un po’ bloccato da avversari più lenti di lui, ma dopo pochi giri cominciò a carburare e a macinare avversari girando sui 2’01” (inanellando giri sullo stesso passo ottenuto nelle qualifiche). Col proseguire della competizione anche Lucchinelli non poté resistere più di tanto e già a metà gara la Moto Guzzi era sola al comando, irraggiungibile da chiunque, anche perché nel frattempo la Ducati di Lucchinelli si era dovuta ritirare. Già io e tutto l’ambiente guzzista sognava ad occhi aperti una vittoria storica che avrebbe potuto aprire nuovi scenari nelle competizioni al marchio italiano. Il destino però fu beffardo: un banale guasto elettrico (la rottura di un cavo candela), portò al ritiro Braunek e la sua Moto Guzzi da una gara praticamente vinta. Fu una delusione fortissima, solo in parte mitigata dal vedere il Team e lo stesso Dr. John ricevere i complimenti da tutto il paddok di Monza, avversari compresi. Dopo questa gara seguirono poche altre saltuarie esibizioni, ma probabilmente la non florida situazione economica e finanziaria della Moto Guzzi tarparono le ali ad un team e a delle moto che con il giusto appoggio tanto avrebbero potuto dire nel panorama sportivo motociclistico dell’epoca. Queste gare però un merito lo ebbero: creare nella dirigenza Moto Guzzi la volontà di mettere in produzione una replica di queste moto, che nel bene e nel male avevano creato soprattutto nell’ambiente guzzista l’aspettativa di una sportiva all’altezza della concorrenza. Al salone del Ciclo e Motociclo del 1989, infatti, fu presentata una fedele replica della moto ideata dal Dr. John con l’inedito motore a quattro valvole, che subito fra l’entusiasmo della gente fu eletta reginetta del salone, accendendo sulla Moto Guzzi e sul suo nuovo prodotto i riflettori della stampa specializzata che spesso aveva snobbato e criticato l’operato della casa di Mandello. Oggi il Dr. John Wittner vive in America, c'è chi dice che sia ripartito dall'Italia molto deluso per il comportamento della dirigenza Guzzi, c'è invece chi dice che si è semplicemente esaurita quella carica di passione che lo ha mosso in quegli anni di grandi avvenimenti. Quale delle due ipotesi sia vera, resta comunque il fatto che il Dr. John Wittner rappresenta l’esempio di chi con la passione (più che con un budget importante) ha mostrato a tutti la competitività e il potenziale sportivo delle Moto Guzzi. Purtroppo non è stato preso in debita considerazione dalla dirigenza del tempo, così come da quelle che si sono alternate da allora sino ai giorni nostri, negando alla Guzzi di potersi esibire nel suo naturale palcoscenico: le gare. Indubbiamente in un guzzista come me (ma credo anche in ogni appassionato delle moto made in Italy) resta una certa amarezza: pensare che la Guzzi nell'ormai lontano 1989 se la giocava ad armi pari con la Ducati (nonostante un reparto corse che oggi farebbe sorridere una scuderia privata), mi fa pensare a quanto avrebbero potuto dare e ottenere dalle competizioni le moto che portano l'aquila italiana sul serbatio.

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