venerdì 4 febbraio 2011

Honda Castrol: un gradito ritorno









Su Cesena Bikers, per una precisa linea voluta da chi scrive si è parlato pochissimo di "attualità motociclistica", allo scopo di dare spazio soprattutto alla storia di questo sport. A volte però nel presente del motociclismo, accadono degli avvenimenti che affondano le loro radici nel passato, facendo riaffiorare dalla memoria immagini di gare viste in adolescenza e che probabilmente per questo, sono scolpite nei ricordi di chi come me, ai tempi in cui le "viveva" era un diciassettenne. Dopo aver volutamente omesso di pubblicare qualcosa in merito al ritiro della Ducati in veste ufficiale dalla SBK (onde evitare di fomentare ulteriormente le aspre polemiche che si sono accese a tal riguardo); mi trovo con gioia a scrivere invece di un gradito ritorno nel mondo delle gare per le derivate dalla serie ossia quello del Team Honda Castrol. Per uno strano scherzo del destino, nello stesso anno vediamo l'avvicendarsi di questi due miti della SBK.. Il Team Honda Castrol (o quindi se vogliamo, la Honda in veste ufficiale..) si è ritirato dalla SBK alla fine della stagione 2002 per via delle frizioni esistenti tra MMSA e il Gruppo Flamini. Dopo tanti anni, i toni della querelle si sono smorzati e le posizioni sono in gran parte rientrate. Quello di quest'anno non è il ritorno vero e proprio della HRC in Superbike ma è un patto di forte collaborazione tra il reparto corse più grande del mondo, il Team Ten Kate (che da anni schiera le moto della Casa dell'ala dorata nel campionato del mondo Superbike) e lo storico sponsor della Honda in questa categoria. Il Team è stato presentato a fine gennaio a Londra in pompa magna e, ovviamente, per questa stagione 2011 dai due piloti: Jonathan Rea e Ruben Xaus ci si attendono grandi cose. Al fine di far meglio comprendere la mia decisione di scrivere e pubblicare questo post, allego la storia del glorioso Team Honda Castrol che dal 1994 al 2002 ha schierato in pista le sue inconfondibili motociclette, condotte da alcuni dei più grandi fuoriclasse di sempre che hanno gareggiato in Superbike:
Castrol e le corse di moto: un matrimonio che dura da anni. Esattamente dal 1959, quando la prima Honda prese parte in forma quasi anonima al TT dell'Isola di Man. Per vedere la famosa livrea bianco verde e rossa tingere le carene di una Honda in pista occorre però attendere il 1994, con la nascita della formazione del team Honda-Castrol Superbike ossia quello che mise in pista le due mitiche RC45. In quell'anno la casa inglese di lubrificanti (oggi di proprietà della BP) entrò ufficialmente con il proprio nome in ambito agonistico e non più solamente come sponsor tecnico (cosa che da anni peraltro già faceva..). Le Honda Castrol furono immediatamente riconoscibili per la loro inconfondibile veste e per lunghi anni furono tra le protagoniste assolute del Mondiale Superbike. Il team, con base in Inghilterra ma dal fortissimo legame con la HRC (ossia il reparto corse della Casa di Tokyo), ottenne non poche soddisfazioni. Nel 1994, i piloti in sella ai gioielli nipponici dai propulsori a quattro cilindri a V, ossia il neozelandese Aaron Slight e lo statunitense (già due volte campione del mondo SBK con la Ducati 888) Doug Polen arrivarono rispettivamente terzo e quarto nella classifica finale. Slight in particolare concluse con un divario dal primo classificato, Carl Fogarty in sella alla Ducati 916, di soli 28 punti. Sebbene la RC45 a fine campionato vantasse la conquista di ben otto secondi posti (!!!), il successo non arrivò in nessuna delle manches disputate. A privarla di questa soddisfazione nell'anno del debutto fu l'altro gioiello che vide la luce in quella stagione ossia la Ducati 916 che con in sella il fenomeno inglese, formò un binomio imbattibile che ottenne l'iride. Nel 1995 il neozelandese ottenne nuovamente la terza piazza nella classifica iridata del Mondiale Superbike. Questa volta però si tolse la soddisfazione di cogliere due successi: Sentul, in Gara 2 e Albacete, in Gara1. Nel 1996 Aaron chiuse il Mondiale al secondo posto ma ottenne una sola vittoria: Hockenheim, in Gara 1. La seconda RC5 venne portata in gara da Carl Fogarty che nel frattempo aveva lasciato la Casa bolognese, con la quale si era aggiudicato i due precedenti mondiali, per cercare fortuna altrove. Foggy con la RC45 ottenne quattro vittorie ma, a causa della sua incostanza di rendimento in sella alla moto nipponica (con la quale non si trovò mai a suo agio), a fine campionato risultò solamente quarto in classifica generale. A trionfare quell'anno nel Campionato del Mondo fu ancora una volta la Ducati, questa volta però in sella c'era l'australiano Troy Corser. Il 1997 fu l'anno della svolta. Carl Fogarty ritornò alla Ducati e, questa volta, ad affiancare Aaron Slight nel team Honda-Castrol, arrivò il fenomenale John Kocinski. Oltre al cambiamento a livello di piloti, il team vide anche variare anche il suo direttivo: il comando fu infatti preso dall'ex pilota britannico delle 500 da GP Neil Tuxworth. Di carattere duro e determinato (per il quale nel paddock gli era stato affibbiato il nomignolo di “boscaiolo”..) Neil seppe infondere nella squadra il carattere e la determinazione necessari a vincere. Kocinski dominò il mondiale, imponendosi su Fogarty e piegandolo (fu il primo e l'unico a riuscirvi), nonostante l'inglese corresse di nuovo sulla sua amata Ducati. Il pilota dell'Arkansas ottenne nove vittorie, diciassette podi complessivi, siglando tre pole-position. Slight fu nuovamente terzo in classifica con due vittorie all'attivo. Nel 1998, il cavallo pazzo John Kocinski, abbandonò il team, per tornare a gareggiare nella Classe Regina dei GP. Il suo posto venne preso dal giovane e velocissimo Colin Edwards, “rubato” alla Yamaha. Slight dimostrò di meritare lo status di capo squadra e fu complessivamente più veloce del giovane e meno esperto compagno di team. A fine campionato risultò ancora una volta secondo in classifica, battuto nuovamente dall'accoppiata Carl Fogarty e Ducati 996 per 4,5 punti. Di fatto Aaron Slight perse quel mondiale non tanto per colpa sua quanto per la defaillance accusata dalle coperture Michelin che equipaggiavano la sua moto, proprio nella gara decisiva, in Giappone, sulla pista di Sugo. Dall'anno successivo, il titolo di più veloce del team passò nelle mani di Colin Edwards che si piazzò secondo in classifica relegando al terzo posto il compagno di squadra. Nel 2000 la svolta. La Honda mise in pista la VTR 1000 bicilindrica. La moto “calzò” a pennello su Colin Edwards che dominò la stagione con otto affermazioni. Nel 2001 l'americano dovette abdicare dal trono iridato in favore di Troy Bayliss e della sua Ducati. Il 2002, l'anno dell'ultima partecipazione ufficiale del Team Honda Castrol vide il più bel duello che la Superbike ci abbia mai regalato. Bayliss campione in carica partì subito fortissimo e iniziò ad inanellare vittorie su vittorie. Dal canto suo Edwards riuscì a non perdere troppo terreno in classifica dal rivale occupando spesso la piazza d'onore. Da metà stagione in poi, complice il super lavoro dei tecnici giapponesi, la ruota girò e fu l'americano a vincere a ripetizione relegando nelle posizioni di rincalzo il fortissimo australiano. Si arrivò quindi all'ultimo round del Mondiale sul bellissimo circuito Dino & Enzo Ferrari di Imola. In particolare, Gara 2 di quell'appuntamento, rimarrà per sempre nella storia per gli appassionati. La lotta tra i due indemoniati sfidanti per il titolo rimarrà impressa nei ricordi degli ottantamila assiepati lungo il circuito del Santerno. Dopo una intera corsa fatta di sorpassi, controsorpassi, staccate al limite e sportellate Edwards vinse grazie al suo talento ed anche ad una VTR 1000 SP2 perfettamente preparata dalla HRC. La moto aveva già ai tempi, su, un sistema di controllo di trazione molto avanzato. Texas Tornado, poteva uscire dalle curve più lente di Imola con una trazione ed una progressione entusiasmanti. Nulla potè Bayliss, nonostante le sue acrobazie. Per rendere l'idea di che razza di duello fu quello, basti pensare che i due si aggiudicarono insieme 25 delle 26 gare. Solo Makoto Tamada riuscì a vincere una manche oltre a loro. Da quella gara in poi in Superbike non c'è più stata nessuna Honda Castrol, nonostante la Casa inglese sia rimasta presente nell'ambito della Superbike con piccole sponsorizzazioni e con le ovvie forniture tecniche dei suoi validi prodotti ai team principali.
Ecco spiegato il perché, per un amante della Superbike, questo è un gradito ritorno!

1 commento:

enrico ha detto...

peccato non avere anche quelle 3 lettere..... H R C

che che se ne dica honda non è + ufficalmente coinvolta nel mondiale sbk dal 2003....