giovedì 4 febbraio 2010

Kenny Roberts, il "marziano" venuto da Modesto














Link ai filmati:

Kenny Roberts Vs. Barry Sheene

Kenny Roberts: Silverstone 1983

Kenneth Leroy Roberts, più conosciuto col soprannome di King Kenny è nato a Modesto (California), 31 dicembre 1951. Nel suo palmarés non ci sono record: non lo sono i suoi tre titoli consecutivi nella classe 500, né le 31 vittorie nelle gare di campionato. Neppure si può dare il significato di un’impresa senza precedenti al fatto che sia stato lui il primo statunitense a fregiarsi del titolo di campione del Motomondiale, in quanto, dodici mesi prima, il suo connazionale Steve Baker aveva conquistato il titolo della classe 750, le cui prove si tenevano al di fuori dal tradizionale circuito dei Gran Premi mondiali. Kenny Roberts resta però senza ombra di dubbio tra i più grandi di sempre, un campione che ha segnato un’epoca e un cambiamento. Più ancora di Barry Sheene, il due volte Campione del Mondo, di nazionalità britannica che lo ha preceduto nell’albo d’oro del Motomondiale nella classe 500, Roberts rappresenta il simbolo del passaggio dal motociclismo romantico a quello moderno. Kenny Roberts è stato senza mezzi termini un “rivoluzionario”: innovatore nella tecnica di pilotaggio e uomo determinato nella battaglia politica che aveva l’obiettivo di dare allo sport delle due ruote un’organizzazione professionale e ai suoi protagonisti guadagni adeguati. Un ragazzo di origini umili e di scarsa cultura, una sorta di cowboy originario dei quartieri del sottoproletariato di Modesto, dotato però di acume e di grande spirito di iniziativa. Proprio grazie a questa dote, poco più che tredicenne, si rimboccò le maniche e si costruì da solo una piccola moto, utilizzando il telaio di una vecchia bicicletta e il motore di un tosaerba. Il solo modo per per disporre di un mezzo che gli consentisse di aggirare il divieto assoluto postogli dal padre di utilizzare il ciclomotore “di famiglia”. Quella moto divenne lo strumento totale di divertimento nei rari momenti liberi che gli concedeva il suo lavoro di stalliere in un ranch. Si occupava di cavalli da corsa e in famiglia pensavano che avesse tutte le credenziali per poter divenire un affermato fantino (la taglia fisica rimarrà anche in età adulta quella di un Jockey). Al contrario di quanto si pensasse in famiglia però la sua moto artigianale era la sua cavalcatura preferita, tanto da divenire una vera e propria “nave scuola” sulla quale apprese i primi rudimenti del fuoristrada nei campi attorno al ranch. Fu proprio durante una di queste innumerevoli scorribande che l’occhio attento del vicino di casa, Merrill Miller, cadde su questo scapestrato giovanotto che non se la cavava affatto male su quello strano mezzo a due ruote. Miller in breve si rese conto delle potenzialità del giovanissimo Kenny, tanto da suggerirgli di avvicinarsi alle corse motociclistiche. Roberts, antesignano dei “baby piloti”, debuttò a 14 anni con un ritiro. Ciò però non lo scoraggiò affatto e a partire dal 1969, anno dopo anno, inanellò successi e titoli: Campione dell’Oregon nelle competizioni su terra battuta, Campione Nazionale USA Esordienti prima e Juniores poi. Fallì il titolo Export nel 1972 (classificandosi quarto), ma oramai era entrato nell’orbita della Yamaha che in quegli anni si stava affermando a livello mondiale. Roberts, quasi casualmente scoprì di avere la possibilità di innovare la tecnica di guida, in seguito a questo avvenimento: “Nell’ultima gara stagionale, presi una brutta sbandata, rischiando di cadere: riuscii a controllare la moto e a rimanere in sella toccando con il ginocchio l’asfalto. Questa era la prima volta che mi accadeva! Pensai e capii immediatamente che sarebbe stato possibile accentuare l’inclinazione della motocicletta in curva spostando in modo più importante il peso del corpo e utilizzando il ginocchio della gamba interna alla curva come riferimento, facendogli sfiorare il terreno. Così a partire dalla gara successiva, presi l’abitudine di proteggere le ginocchia, applicando pezzi di visiera del mio casco, tenuti saldi tramite strati di nastro adesivo alla tuta.” Ai tempi infatti gli sliders (o saponette che dir si voglia) non esistevano ancora e lui di fatto ne fu l’inventore. In realtà l’evoluzione dello stile di guida era agevolata dal fatto che Kenny, al pari della quasi totalità dei piloti statunitensi dell’epoca, si misurava in svariate specialità del motociclismo a stelle e strisce ed in particolare nel dirt track. Questa particolare disciplina prevede corse di velocità su tracciati ovali con fondo in cenere o in terra battuta, nelle quali le curve si affrontano in sbandata, circostanza che senza dubbio accentua la sua immensa capacità di controllo della moto. Nel 1973 Roberts conquista il titolo di campione USA e la targa di “Number One” proprio nel campionato che prevedeva prove di vario tipo: dalla velocità al dirt. Kenny, divenne per tutti gli appassionati: “King Kenny”, doppiò quel successo l’anno successivo avviando ad un futuro di grandi successi la sua carriera da pilota. Il 1974 fu per Kenny Roberts l’anno della doppia (per lui sfortunata) sfida con il campionissimo Giacomo Agostini nelle 200 Miglia di Daytona prima e di Imola poi, assaporando il motociclismo ai massimi livelli mondiali. Sempre nel 1974 ebbe l’occasione di esordire nel Motomondiale, in occasione del GP d’Olanda nella classe 250cc. La Yamaha per l’occasione gli mise a disposizione una 250 colorata di giallo e nero, ossia con la livrea della filiale Yamaha USA. Questi colori lo accompagnarono per gran parte della sua carriera e fecero si che nei primi tempi gli venne affibbiato lo scherzoso soprannome de “il canarino”. Quando però gli addetti ai lavori e gli appassionati si accorsero del suo immenso talento questo soprannome venne sostituito con quello più altisonante del “marziano”. Ad Assen del 1974 Kenny era nello stesso team dell’ex iridato australiano Kel Carruthers. In prova Kenny Roberts strabiliò tutti ottenendo la pole-position su di un tracciato che non aveva mai visto e in prova concluse terzo, alle spalle di Villa e Katayama. Questo terzo posto all’esordio, assume un tono ancora maggiore se si pensa che Roberts, in testa, tallonato dagli avversari cadde per eccesso di foga. Si rialzò, raccolse la sua moto malconcia e riuscì comunque a finire la gara, terminando appunto a podio. Questa esperienza “formativa” risultò determinante per farlo innamorare completamente del palcoscenico iridato delle competizioni di velocità in moto. Kenny infatti di quell’esperienza disse: “Mi piacque il calore e la passione de pubblico, apprezzai le difficoltà della pista così ricca di curve, anche il livello di competitività dei top driver. Mi stupì e irritò l’atteggiamento degli organizzatori. Capii che i piloti erano trattati alla stregua dei servi, pagati con una diaria assolutamente ridicola. Per me, abituato a essere trattato da professionista e a guadagnare bene, al pari dei miei colleghi americani, fu una sorta di shock!”. Uno shock che indusse Roberts a ripensare all’idea di schierarsi nel Mondiale. Idea che invece tornò d’attualità alla fine del 1977 quando, valutato un certo disinteresse della Casa dei diapason nel continuare lo sviluppo delle moto da schierare nelle gare di dirt statunitensi con conseguente riduzione delle possibilità da parte del “marziano” di conquistare nuovamente il titolo di “Number One”, fece scattare l’operazione Mondiale, studiata nei mini dettagli per la stagione del 1978. Roberts venne schierato dalla casa di Iwata sia nella Classe Regina che nella 250. Quest’ultimo impegno sarebbe dovuto servire per macinare chilometri su tracciati sconosciuti, in maniera tale da fare tesoro di tale know-how sfruttandolo al massimo per essere competitivo nella 500. Roberts vantava l’appoggio esclusivo della Goodyear, suo fornitore di pneumatici e su di una organizzazione esemplare che in testa vedeva Kel Carruthers e niente meno che Nobby Clark e Trevor Tilbury a completare questa incredibile squadra. Il team di Kenny Roberts risultò “qualcosa di assolutamente mai visto” tanto per l’organizzazione quanto per i mezzi a disposizione. Egli infatti poteva contare su due “enormi” (per l’epoca) motorhome. In uno di questi viveva Roberts con la famiglia: la prima moglie Patricia in attesa del terzogenito Kurtiss, i figli Kenny Jr e Kristie; nell’altro viveva Carruthers con la sua. La giornata del campione era scandita da ritmi precisi: prove, riunioni tecniche ed anche un momento da dedicare alla stampa. Questo approccio alle corse che oggi sarebbe normalissimo, ai tempi risultava essere diverso da quello a cui tutti erano abituati, meno spontaneo e più professionale. Non a tutti fu da subito gradito. Su Kenny venne da subito dipinto come un freddo, di essere uno che non voleva familiarizzare con gli altri abitanti del paddock. Forse fu l’invidia per quanto il debuttante dimostrava in pista, dove era sempre protagonista, a far si che si diffondessero queste voci. King Kenny in gara era in grado di mettere tutti in riga, sfoggiando uno spettacolare controllo della moto! Introdusse una usanza che da allora non venne mai abbandonata al termine di un GP: quella di festeggiare la vittoria con lunghissime impennate (o all’americana wheeling). Roberts però dovette fare anche i conti con un aspetto della realtà europea della quale essendo americano non ne sospettava l’esistenza e a tal proposito disse: “Negli States, mi spostavo per migliaia di chilometri ed ero sempre in America. In Europa dopo un trasferimento di 500 Km da un Gran Premio all’altro, mi pareva di aver cambiato mondo: lingua, paesaggio, cibo.. tutto era diverso!”. In aggiunta a questo Kenny dovette scontrasi con la vetusta organizzazione del GP. Nelle prime gare stagionali, in un paio di occasioni, si vedette rifiutare l’iscrizione! Dopo vari patteggiamenti si accordò in entrambi i casi per essere accettato a patto di rinunciare alla già modesta diaria di ingaggio. Nonostante queste difficoltà in pista risultò sempre impeccabile. Al giro di boa della stagione 1978 rinunciò all’impegno nella classe 250, nonostante fosse l’unico serio antagonista al titolo iridato, ai due alfieri della Kawasaki Kork Ballington e Gregg Hansford che in sella ai loro “missili verdi”, una volta sparito dalla scena l’Asso di Modesto, trasformarono il campionato delle quarto di litro in un vero e proprio “trofeo monomarca”. Nonostante l’abbandono a metà stagione, a fine anno risultò quarto nella classifica iridata di questa categoria, con due successi all’attivo. La 250, nonostante fosse in lizza per il titolo, a quel punto della stagione si rivelò essere più un peso che un giovamento e Roberts si concentrò unicamente sulla Classe Regina, dove c’era da piegare la resistenza di un due volte iridato: Barry Sheene. A fine anno l’asso americano ebbe la meglio sul rivale inglese, laureandosi campione del mondo all’esordio, con quattro vittorie sul piatto della bilancia. Dimostrò che nonostante le chances di successo fossero notevoli, la sua rinincia all’impegno nella quarto di litro, fu una scelta azzeccata. Nel 1979 Roberts si confermò di nuovo Campione del Mondo della mezzo litro piegando solo sul finire della stagione la resistenza del pilota italiano Virginio Ferrari oltre che a quella oramai consueta di Barry Sheene. Di questa stagione vanno anche ricordate le memorabili sfide con “i soliti” rivali: Johnny Cecotto e Barry Sheene, in sella ai bolidi da 750cc a due tempi. La stagione dell’asso statunitense però fu tormentata. La moglie Patricia, impreparata al peso di una vita così frenetica, in un mondo così diverso da quello della campagna californiana alla quale era avvezza, non resse e chiese il divorzio. King Kenny si trovò così a lottare per il suo secondo mondiale in una condizione di profondo disagio personale accentuato dalle tensioni per i contrasti sempre più aspri con gli organizzatori dei GP. In gran segreto quindi, divenne l’anima del progetto di un Mondiale alternativo (le World Series) che avrebbero coinvolto circuiti europei e non solo oltre che alle Case, agli Sponsor e alle televisioni. In soldoni quindi un vero campionato professionistico atto a rubare la scena al Motomondiale. Il progetto fu reso di pubblico dominio in occasione del GP del Belgio sul circuito di Spa Francorchamps, dove tutti i migliori piloti, guidati da Kenny Roberts, nelle vesti di capogruppo, scioperarono, protestando per la pericolosità delle condizioni in cui versava il manto d’asfalto: troppo nuovo e scivoloso per potervi gareggiare. Roberts e con lui il rivale Virginio Ferrari, vennero in un primo momento squalificati e poi vennero graziati. Vinse il Mondiale, provò a portare avanti il progetto delle World Series che però sfumò. Va detto che non più tardi di dieci anni da quella data, di fatto quel progetto, troppo innovativo per l’epoca in cui venne ideato, si concretizzò, con la gestione dei GP, affidata ad una unica società sotto l’egida federale. Questa fu una ulteriore prova di quanto Roberts “fosse avanti” per i suoi tempi, in quanto aveva ideato e progettato nei dettagli un cambiamento epocale con dieci anni di anticipo! Campione anche nel 1980 (nel biennio ’79-’80 aggiunse al suo invidiabile palmares altri 8 successi), Roberts abdicò dal suo trono nel 1981 in favore dell’italiano Marco Lucchinelli in sella alla Suzuki del Team Gallina. Colse comunque la vittoria in due gare e terminò al terzo posto nella classifica iridata, dietro anche al connazionale Randy Mamola. Anche nel 1982 non riuscì a conquistare l’iride che andò ad un altro pilota italiano: Franco Uncini, sempre in sella alla moto gestita dal Team che l’anno precedente aveva trionfato con il Lucchinelli. In questa stagione, come nella precedente, tagliò per primo il traguardo in due GP ma a fine anno fu solo quarto nella graduatoria iridata. Kenny Roberts nel frattempo iniziò a correre sotto le insegne ufficiali della Yamaha (e non più sotto quelle gialle-nere della filiale USA della grande Casa nipponica). La Casa di Iwata gli affidò moto nuove e assolutamente innovative, ma ancora acerbe e questo fece si che gli avversari per due anni lo sopravanzarono. Il pilota statunitense iniziò a mostrare degli evidenti segni di stanchezza e disagio: stava cercando di rifarsi una vita con una nuova compagna ma soprattutto sentiva la mancanza dei figli, ancora piccoli, che riusciva a vedere solo di rado, nei rari ritagli di tempo che l’attività agonistica gli concedeva. La voglia di lasciare il Mondiale si fece sempre più forte dentro di lui. La Yamaha però riuscì a convincerlo a correre anche nella stagione 1983, nel team Marlboro capitanato del grandissimo Giacomo Agostini. Kenny Roberts con grande serietà prese quindi il via del campionato deciso a dare un ultimo assalto all’iride, desideroso di congedarsi dal Motomondiale con in tasca il quarto alloro. Come ostacolo tra lui e questa ennesima impresa trovò però un fortissimo e molto più giovane connazionale: “Fast” Freddie Spencer. Il campionato Mondiale di quell’anno rimarrà per sempre impresso nella memoria degli appassionati! Roberts cavalcava una Yamaha a 4 cilindri potentissima ma difficile da domare; Spencer al contrario poteva contare su di una formidabile Honda a 3 cilindri, decisamente meno potente della moto avversaria ma molto più agile e gestibile. I due assi statunitensi si aggiudicarono la vittoria in tutte e 12 le gare di quella stagione, dividendosele equamente. Il campionato fu aperto sino all’ultima gara dove i due si presentarono con Spencer in testa alla classifica iridata e Roberts al secondo posto. La vittoria del californiano però non gli sarebbe valsa la conquista dell’iride se il giovanissimo talento della Louisiana avesse concluso immediatamente alle sue spalle. Fu per questo motivo che Kenny chiese aiuto al suo compagno di squara: Eddie Lawson affinché provasse in ogni modo a “portare via” punti preziosi al rivale. Roberts sul circuito del Santerno corse una gara magistrale, mettendo ancora in mostra la sua classe cristallina e dominando dal primo all’ultimo giro. Il suo compagno di squadra non riuscì però a sopravanzare Spencer, al quale bastò giungere in seconda posizione al traguardo per fregiarsi comunque del titolo iridato. Kenny Roberts dopo questa gara lasciò il Motomondiale come pilota salvo correre per altre tra stagioni come wild-card nel GP degli USA. La sua carriera da pilota professionista “full-time” fu relativamente breve, durando solo 8 stagioni, ma fu incredibilmente intesa e ricca di successi. In totale collezionò 3 titoli iridati nella classe 500; vinse 22 GP nella Classe Regina, 2 nella 250 e 7 nella 750. Nel 1984 la sua carriera agonistica però non era ancora conclusa, infatti prese il via, vincedole: la 200 Miglia di Daytona; quella di Imola, con la quale aveva un “conto in sospeso” sin dal 1974. Si aggiudicò inoltre il Laguna Seca Classic. Anche queste affermazioni vennero ottenute dall’asso statunitense, in sella ad una moto della Casa dei Diapason. Nel 1985 avviò la sua carriera di Team Manager iniziando con una Scuderia che schierava una 250. Dall’anno successivo il suo team fece il salto di qualità arrivando nella Classe Regina. Immediatamente questo team divenne un modello per il paddock tanto che si aggiudicò ben 4 titoli iridati: 1 nella 250 con John Kocinski (nel 1990) e ben 3 di seguito nella 500 con quel fuoriclasse di Wayne Rainey (dal 1990 al 1992). Nel suo team gareggiò anche il suo figlio primogenito: Kenny Roberts Jr. Aprì anche una scuola in Spagna, tutt’ora esistente, dove insegna ai giovani piloti il dirt track, con lo scopo di far si che apprendano i segreti del controllo della moto in derapata (ossia quello che fu il suo grande punto di forza durante gli anni in cui era pilota). Dopo diverse stagioni Roberts divorziò dalla Yamaha per tentare la via di divenire costruttore, un suo vecchio pallino, mettendo in pista le mai troppo competitive Modenas KR 3 cilindri a due tempi. Nel 1996 egli divenne azionista della Proton, che face entrare nel mondiale della MotoGP nel 2004. In questo senso fu accusato di nepotismo in quanto aiutò anche l'altro figlio Kurtis ad essere ingaggiato dalla sua squadra. I risultati migliori sono arrivati per Kenny Roberts nella veste di “assemblatore” di moto quando ha schierato nella categoria Moto GP una moto con telaio “autocostruito” e il propulsore 5 cilindri quattro tempi fornitogli dalla Honda. Un’altra immensa soddisfazione arrivò a Kenny Roberts proprio dal figlio Kenny Jr, il quale divenne Campione del Mondo delle 500 nel 2000, in sella ad una Suzuki, regalando al padre, il più dolce dei primati. L'oggi 59enne Roberts è passato da una vita da sportivo (niente alcool né tabacco, solo Venere), a quella di un perfetto edonista: buoni sigari, ottimo vino e pietanze cucinate personalmente. Come molti ex piloti ha preso a giocare a golf. E’ un amante della pesca che pratica soprattutto nel Montana e vanta una forte passione per la pittura ad olio.

lunedì 1 febbraio 2010

La Lambretta torna nel Motomondiale












Pubblico questo post, di grandissimo interesse per i sostenitori del MADE in ITALY come il sottoscritto, così come l'ho trovato sul web:
Dopo 60 il marchio Lambretta torna a correre nel Motomondiale. La Casa italiana sarà infatti al via della classe 125 GP col romagnolo Marco Ravaioli, mentre come secondo pilota dovrebbe esserci Luis Salom. Lo storico brand prenderà il posto dell’ex team Loncin, e verrà gestita da Nicola Casadei, uomo di fiducia della Engine Engineering di Bologna di Alberto Strazzari. A questi si affiancherà anche Giancarlo Cecchini, che per l’occasione svolgerà la mansione di responsabile di sviluppo del motore. Dal 1972 ad oggi la Lambretta ha cambiato più volte proprietario. È stata svenduta ad alcuni imprenditori indiani, nel 2003 invece è passata (tramite “royalty”) nella mani di un corsorzio americano, mentre nel 2007 è stata nuovamente ceduta alla Motom Italia spa. “È un giorno storico per il marchio Lambretta, per il quale abbiamo lavorato quasi due anni“, ha detto John Scully, direttore Marketing Lambretta. “Siamo soddisfatti di essere di nuovo in pista e di competere in uno sport così eccitante e in rapida espansione. Sarà divertente competere con i più grandi e goderci lo spettacolo. Siamo determinati a far bene e soprattutto a sviluppare delle nuove tecnologie che speriamo possano essere non solo vincenti in pista ma soprattutto essere utilizzate nella produzione di serie per far si che gli scooter Lambretta siano i più innovativi del mercato“. Nicola Casadei della Engines Engineering sarà Direttore Sportivo e Team Manager di Lambretta Reparto Corse, con grande soddisfazione personale e di tutta la squadra. “I nostri piloti sono entusiasti di correre con Lambretta e condividere il sogno che possa a breve ridiventare grande come nei mitici anni ‘60 e ‘70“.
Info by:
http://www.motosprint.it/motomondiale/moto_125/2010/01/29-1930/La%20Lambretta%20torna%20nel%20Motomondiale

A completamento di quanto riportato sopra, pubblico anche il seguente articolo:
Sarà il romagnolo Marco Ravaioli, tra i protagonisti del CIV 2009, a partecipare al campionato mondiale classe 125 G.P. con il Team Lambretta gestito da Nicola Casadei, uomo di fiducia della Engine Engineering di Alberto Strazzari. Il team bolognese l'anno scorso gareggiava con il nome Loncin ma i cinesi hanno scelto di rinunciare al progetto, lasciando il testimone all'inglese Harris (proprietario del logo Lambretta) che lancia un proprio progetto. Marco Ravaioli è nato il 29 luglio a Cesena ed ha debuttato nel 2003 con le minimoto, dove ha vinto nel 2005 il titolo europeo Senior Mini. Il 2006 ha visto il suo debutto nel Trofeo Honda con buoni piazzamenti. L'anno successivo Ravaioli ha partecipato al CIV ottenendo il settimo posto finale ed il terzo tra gli under 18. Nel 2008 è stato tra i protagonisti del campionato salendo sul podio a Monza alla seconda gara CIV: il risultato gli è valso la chiamata al mondiale da parte del Team Matteoni, con ottimi piazzamenti per un esordiente. Il 2009 è stato invece deludente per una serie di eventi negativi, con Marco che ha ottenuto solo un podio nella prima prova del CIV a Misano. Nonostante un'annata decisamente sfortunata Ravaioli è stato notato da Nicola Casadei, che ha deciso di dargli fiducia visto le ottime potenzialità dimostrate negli anni precedenti. L'annuncio del ritorno alla corse avviene nello stesso anno in cui entrerà in produzione una nuova gamma di scooter Lambretta. Il Direttore Marketing del marchio, John Scully, ha così commentato: "É un giorno storico per il marchio Lambretta, per il quale abbiamo lavorato quasi due anni. Siamo soddisfatti di essere di nuovo in pista e di competere in uno sport così eccitante e in rapida espansione. Sarà divertente competere con i più grandi e goderci lo spettacolo." E aggiunge "siamo determinati a far bene e soprattutto a sviluppare delle nuove tecnologie che speriamo possano essere non solo vincenti in pista ma soprattutto essere utilizzate nella produzione di serie per far si che gli scooter Lambretta siano i più innovativi del mercato."
Info by:
http://www.motonline.com/civ/articolo.cfm?codice=226634

L'ingresso di uno storico Marchio italiano nelle comeptizioni valevoli per l'assegnazione di un titolo iridato è sempre una bella notizia da apprendere. Spero con tutto il cuore che la moto marchiata LAMBRETTA risulti da subito competitiva e aggiunga quindi spettacolo nella classe delle "zanzare" che da tempo risulta essere la categoria più combattuta del Motomondiale. Ad ogni modo sono felice per questo nuovo arrivo in quanto denota che ancora nell'ambito imprenditoriale c'è chi valuta le corse come una vetrina importante per attirare pubblico verso i propri prodotti, tanto più se le moto che si fabbricao sono rivolte ad un pubblico di giovanissimi. Ovviamente non posso conoscere i progetti futuri del Marchio, ma viene abbastanza spontaneo pensare (o forse sognare) che con questa scelta la Casa italiana abbia voglia di allargare la propria gamma di produzione, dagli attuali "scooter retò style" che per la loro indole stessa hanno poco a che fare con le competizioni, sino ad avere a breve in catalogo un prodotto sportivo con cilindrata da 50 e 125 cc, adatto ai giovanissimi che hanno voglia di moto e che per questo non trovano la loro dimensione in sella ad uno scooter. E' infatti con immenso piacere che quando sono in giro per la mia città vedo sempre più giovani in sella a ciclomotori che sono le "repliche" delle moto vere a discapito degli "scooterini". Vedere che la passione di questi ragazzini, cresce sin da giovani e che vogliono cavalcare una "moto" con il cambio che li faccia sentire grandi, mi fa ritornare a quando anche io avevo la loro età. Infatti nei primi anni novanta il fenomeno dei "cinquantini stesi" conobbe la sua massima espansione con Aprilia e Cagiva a darsi battaglia su chi avrebbe avuto il ciclomotore più spertivo e prestazionale. Una volta raggiunti i 16 anni poi il mitico cinquantino andava in pensione e lasciava spazio al 125. Chi aveva la possibilità di possederne uno si sentiva realmente in sella ad una moto! Questo era amplificato dal fatto che queste motociclette consentivano di ampliare di molto il raggio di azione rispetto alle loro "sorelle minori" e che con esse si poteva addirittura andare ai passi! Ricordo infatti che capitava a volte che noi "giovanissimi del bar" rompessimo talmente tanto le scatole ai "più grandi" che possedevano moto di cilindrata superiore, affinchè ci portassero con loro in una delle loro avventure. Il semplice fatto di essere accettati, di poter partire dal bar insieme ai "maestri" ci faceva gonfiare il petto d'orgoglio e ci faceva sentire tutti dei Kevin Schwantz o dei Mick Doohan! Eravamo dei "privilegiati" e per la settimana successiva all'uscita tra di noi non si parlava d'altro, facendo morire d'invidia chi per motivi di età o per mancata concessione da parte dei suoi genitori non aveva la possibilità di cavalcare una di quelle "piccole bombe a due ruote". A partire dalla seconda metà degli anni '90 i "cinquantini stesi" vennero soppiantati dai più comodi scooter. Lo stesso destino toccò anche alle mitiche 125, complice anche il cambiamento delle norme sulla potenza di queste per essere guidate in età inferiore ai 18 anni o con la semplice patente B. Per oltre un decennio questi mezzi hanno rappresentato la quasi totalità delle vendite nel mercato dei ciclomotori e dei motocicli fino a 125cc. Ora qualcosa stà però cambiando in quanto le Case sono tornate ad arricchire i loro cataloghi proponendo questi piccoli bolidi sia con cilindrata di 50 che di 125cc, facendo di nuovo girare la testa ai giovani e facendo riaccendere la passione per la moto sin dalla tenera età.. La storia ora sembra ripetersi..

Per saperne di più:
http://ottavodilitro.blogspot.com/2008/12/gilera-kz.html
Argomento correlato:
http://cesenabikers.blogspot.com/2009/04/il-saluto-dei-motociclisti.html

venerdì 29 gennaio 2010

A Billy piace IDRAULICA..

Frizione a comando idraulico, installata sulla Honda Hornet 600cc del '98 del mitico Billy..

Per saperne di più:

mercoledì 27 gennaio 2010

SUPERTWINS 2010






Ci sono gare dal bassissimo contenuto di spettacolo, in grado di regalare a chi le segue lo stesso entusiasmo offerto da una corsa su di un bus dalla periferia al centro, che vengono portate su di un piatto d’argento. Gare asettiche, “ingegneristicamente perfette”, dove a fare la differenza sono solo ed unicamente le moto. Gare in cui o corri per il team “giusto” e allora vinci oppure al massimo puoi sperare in un buon piazzamento a prescindere dal tuo talento nel portare al limite il mezzo meccanico. Gare in cui bastano i nomi altisonanti di alcuni piloti a far affluire sponsor munifici, contratti televisivi, titoli a caratteri cubitali tanto sulle riviste specializzate quanto sui quotidiani, a prescindere da quello che esse realmente trasmettono in termini di emozione pura. Esistono gare che a differenza di altre si “vendono bene” come prodotto di massa, tanto ai veri appassionati di motociclismo quanto a quelli che quando vedono un centauro in strada lo maledicono (per non dire di peggio..). Gare in cui il salatissimo prezzo del biglietto richiesto a chi le vuole vedere dal vivo, non è assolutamente giustificato da quanto poi si vede in pista. Gare nelle quali ai paddock o sei un VIP oppure non ti ci puoi neppure avvicinare. Gare in cui a giocarsi le posizioni che contano sono sempre i “soliti noti”. Esistono però gare le quali nonostante la varietà dei mezzi, la grandezza dei piloti che vi partecipano, vengono per la loro stessa natura sempre relegate in un “angolino” dalle riviste di settore. Di esse sui quotidiani (tranne in casi eccezionali su quelli locali) non se ne parla mai e soprattutto mai verranno trasmesse in TV . Di questa categoria di competizioni motociclistiche, considerate a torto di “serie B”, fa parte la SUPERTWINS. Questa classe spettacolare è nata tanti anni fa negli USA. Agli States e agli appassionati americani va infatti senza ombra di dubbio dato il merito di essere amanti dello spettacolo offerto dalle corse, non tanto per i nomi dei piloti o dei team che vi corrono, ma per quanto esse possono rendere in termini di sorpassi e varietà di mezzi. Da anni negli Stati Uniti esiste il campionato BoT (Battle of Twins), denominazione usata anche in Italia ai primordi delle gare per moto a due cilindri (le gare per monocilindriche, invece, sono SoS: Sound of Singles). E' dal 1987 che le bicilindriche corrono in Italia in una categoria tutta per loro. Appena l’anno dopo, nel nostro Paese è nato il campionato italiano bicilindriche. Dal 1989 è il Gentlemen's Motor Club di Roma che organizza quello che ora è il Trofeo Supertwins e che un tempo si chiamava appunto BoT. E’ solo grazie a questi appassionati che questo campionato riesce andare avanti nonostante lo scarso interesse che per esso dimostrano sponsor e media. E’ qui che mezzi come la Millona della NCR e la MGS della Moto Guzzi danno sfoggio ad entusiasmanti battaglie all’arma bianca. E’ qui che vengono effettivamente valutate per la loro grandezza imprese di piloti come quella dell’emozionante Gianfranco Guareschi, il quale per anni ha portato avanti con le sue sole forze un progetto affascinante ed epico ossia quello di fare correre e vincere sia in eventi nazionali che internazionali una moto che sul serbatoio porta la gloriosa Aquila di Mandello del Lario. Il “Guaro” infatti è stato per due anni campione di categoria a Daytona E’ in questa categoria che si possono vedere correre alla pari “Guzzoni” preparati nel garage sotto casa o delle Ducati alle quali vengono artigianalmente modificate le teste (asportando il sistema desmodromico se la moto è plurivalvole) per poter rientrare nei canoni del regolamento tecnico. E’ qui che con estro e passione si possono ottenere risultati anche senza avere un budget a diversi zeri. Queste sono le corse che ancora incarnano quello spirito pionieristico che avevano le gare dei tempi che furono. Posto qui di seguito tutte le informazioni utili a chi, in questa stagione 2010 voglia gareggiare o semplicemente assistere (come il sottoscritto) al trofeo Supertwins:

NUOVO LOGO: Il trofeo 2010, sempre organizzato dal sodalizio capitolino ed inserito all’interno della Coppa Fmi, cambia logo (il nuovo, fatto studiare ad hoc da uno studio grafico, lo si può vedere nella Foto1).

SUPERTWINS nel WEB: Dal 2010 anche il trofeo riservato alle bicilindriche avrà la sua costante ed ufficiale presenza sul web. Il sito si chiama http://www.supertwins.it/  e sarà gestito direttamente dagli organizzatori. Sempre sul versante della comunicazione, da dire che il Gentlemen’s ha da anni promosso l’edizione di un libro su questo tipo di corse: Supertwins, il mondo a due cilindri. Il volume, curato da Claudio Porrozzi (ex direttore de La Moto ed ora editorialista di gpone.com e Raffaele Lanza (attualmente consigliere federale Fmi). L’edizione aggiornata (coi risultati 2009) del volume verrà regalata, assieme ad una T-shirt, a tutti i partecipanti.

LE NOVITA’: Il nuovo regolamento sportivo vede una sostanziale rivisitazione dell'assegnazione dei punteggi. Nel 2010, oltre alla canonica attribuzione dei punteggi di gara (dai 25 del primo fino al punto singolo del quindicesimo), verranno assegnati 1 punto per il giro veloce e 1 punto per la pole position. La classifica seniores (separata) sarà riservata a ai piloti nati prima del gennaio 1965; mentre la classifica Juniores sara' riservata a tutti i nati dopo il 1° gennaio 1980. Trattandosi in buona sostanza di un trofeo amatoriale, verrà eliminato il tempo massimo di qualificazione (vige il principio di Carlo V: todos caballeros). Il regolamento tecnico, invece, non ha subito stravolgimenti sostanziali; l'unica novità è l'aumento del limite di cilindrata per i quattro valvole che passerà, dall'iniziale 760 cc, a 800 cc. Viene eliminata la classe Open, visto lo scarso interesse mostrato dai partecipanti.

COSTI: Partecipare al trofeo costa 2.500 euro. Nell’iscrizione sono compresi anche due turni di prove libere per ogni tappa.

DOVE e QUANDO: Il Trofeo Supertwins 2010 si svolgerà su cinque prove:
25 aprile: Mugello
  6 giugno: Franciacorta
11 luglio: Vallelunga
  3 ottobre: Misano
31 ottobre: Vallelunga

ALBO D’ORO TROFEO SUPERTWINS:
1993 Giuseppe Molteni (Ducati). 1994 Giuseppe Molteni (Ducati).1995 Domenico Iannetti (Moto Guzzi). 1996 Samuele Sardi (Ghezzi). 1997 Cristian Senatore (Moto Guzzi). 1998 Ermanno Bastianini (Ducati), 1999 Ermanno Bastianini (Ducati). 2000 Michele Bosi (Ducati). 2001 Paolo Bizzarri (Ducati Lenci), 2002 Gian Maria Liverani (Ducati MotoItaliane). 2003 Gian Maria Liverani (Bimota). 2004 Michele Gallina (Ducati). 2005 Paolo Bentivogli (Bimota). 2006 Gianfranco Guareschi (Moto Guzzi). 2007 Gianfranco Guareschi (Moto Guzzi). 2008 Gian Paolo Pertile (Ducati Gianesin). 2009 Simone Bulai (Ducati).

SUPERTWINS, IL MONDO A DUE CILINDRI: Grazie alla spinta dei promotori delle BoTT nel nostro Paese è stato pubblicato il libro "Supertwins - dall'America all'Italia storia delle gare per bicilindriche", una dichiarazione d'amore per le due cilindri, un'architettura motoristica capace di raccogliere schiere di appassionati fedelissimi. Non per niente marchi come la BMW, la Ducati, la Harley e quindi la Buell, solo per citare alcune delle Aziende che del due cilindri hanno fatto un modo di essere, vantano un'utenza che non è solo "clientela" ma va oltre, legando la propria passione a doppio filo con un modo di essere e di andare in moto diverso. L'aspetto agonistico parte quindi in America per poi arrivare ben presto nel Vecchio Continente. In Italia l'esperienza del Campionato Italiano BotT ben presto cede il passo a quella del Trofeo Battle of the Twins due cilindri due valvole: esperienza che vanta quasi vent'anni di vita! Nel libro si ripercorrono queste tappe, toccando le storie e le passioni di coloro che hanno animato il circus e passando per situazioni al limite dell'epico come la "Due giorni di Monza". Il tutto corredato da 80 foto, alcune delle quali inedite e dalle classifiche delle gare disputate in Italia ed all'estero. Il libro, in vendita al pubblico al costo di 35,00 euro, è disponibile nelle Librerie specializzate o contattando il Gentlemen's Motor club di Roma al seguente indirizzo web: http://www.gmc-roma.it/

Per saperne di più:
http://cesenabikers.blogspot.com/2009/01/john-wittner-il-dentista-della-moto.html

domenica 24 gennaio 2010

Tributo a Renzo Pasolini

Pubblico su Cesena Bikers questo bel montaggio che ho trovato su You Tube, dedicato ad un mito delle due ruote: il grande Renzo "il Paso" Pasolini. Allego inoltre il link al post dedicato alla storia agonistica di questo grandissimo centauro riminese, tragicamente scomparso in gara, a Monza il 20 maggio 1973 insieme al suo grande rivale Jarno Saarinen. In caso di problemi di visualizzazione del video, allego questo link You Tube cliccando il quale si può vedere:

http://www.youtube.com/watch?v=PvnZQ5Hy3-U

Per saperne di più:

http://cesenabikers.blogspot.com/2009/02/renzo-pasolini.html

AUTO-POLIS 2009: DUCATI NCR 950 TT-1 1979 & DUCATI 750 1973

Pubblico su Cesena Bikers questo filmato spettacolare, che ho trovato su You Tube. Vedere girare su di una pista giapponese queste due fantastiche moto italiane, capire la passione di questi tecnici e piloti nipponici per questi incredibili mezzi che hanno fatto la storia del grandioso Marchio bolognese lascia senza parole. Allego inoltre per chi volesse approfondire la propria "cultura" in merito, tutti i link dei post che ho pubblicato su Cesena Bikers i quali abbiano un legame con le due moto che in questo video vediamo in azione. In caso di problemi di visualizzazione del video, allego questo link You Tube cliccando il quale si può vedere:

http://www.youtube.com/watch?v=WHoEB3nXO_c

Per saperne di più:
http://cesenabikers.blogspot.com/2009/02/ducati-750-gt.html

http://cesenabikers.blogspot.com/2009/01/ducati-750cc-ss.html

http://cesenabikers.blogspot.com/2009/12/ducati-900-mhr.html

http://cesenabikers.blogspot.com/2008/12/paul-smart-ducati-750-cc-imola.html

http://cesenabikers.blogspot.com/2008/12/bruno-spaggiari.html

http://cesenabikers.blogspot.com/2009/01/cook-neilson.html

http://cesenabikers.blogspot.com/2010/01/isle-of-man-1978-mike-bike-in-legend.html

Bimota: DB8 e HB4 moto2

All'EICMA edizione 2009 abbiamo appreso una bellissima notizia per quel che riguarda il motociclismo agonistico: la BIMOTA tornerà a correre e lo farà schierando le proprie moto nella neonata categoria Moto2. Da anni,purtroppo, la celebre Casa riminese è lontana dalle competizoni valevoli per l'assegnazione di un titolo iridato. La storia agonistica della Casa di via Giaccaglia a Rimini ha inizio alla fine degli anni settanta, toccando l'apoteosi nel 1980 quando si è aggiudicata il Campionato del Mondo nella classe 350cc, sia col pilota Jon Ekerold sia come Costruttore. Nel 1987, la Bimota si è fregiata di un altro alloro, vincendo il Campionato del Mondo TT F1 (l’antenato della Superbike) con in sella Virginio Ferrari. L'attività agonistica ai massimi livelli della Bimota è ripresa tra la fine degli anni novanta e l'inizio del nuovo millennio. Purtroppo però i problemi economici nella quale l'azienda romagnola versava all'inizio di questo decennio hanno avuto come effetto immediato l'interruzione del grande progetto che vedeva la magnifica SB8 impegnata nel mondiale SBK. Il tutto è successo proprio mentre i risultati stavano iniziando ad arrivare, mettendo in mostra la bontà della moto, equipaggiata col bicilindrico Suzuki. Il mezzo schierato dal team BIMOTA ufficiale, capeggiato da Virginio Ferrari e dal mitico Franco Farnè infatti già alla seconda gara della stagione d'esordio, ha colto una grandiosa vittoria sul circuito australiano di Phillip Island con in sella Antony Gobert. Il cambio di management e la risoluzione dei gravi problemi finanziari, hanno portato in breve l'azienda Riminese a vedere ancora una volta le competizioni come vetrina essenziale per promuovere al mondo la bontà dei propri prodotti. La cosa è stata ovviamente (ed intelligentemente) graduale, tanto che l'Azienda ha schierato in un primo momento le sue moto nei campionati Supertwins e Ducati Desmo Challenge, più economici di SBK e Motomondiale, ma estremamente apprezzati dagli appassionati. Il passaggio dalla 250 alla Moto2 come classe intermedia del Motomondiale è fatto si che a Rimini si accendesse di nuovo il fuoco delle competizioni con la C maiuscola. Il management attuale ha quindi deciso di investire in questa nuova grande avventura. Da appassionato non posso che essere veramente felice di aver appreso questa notizia, anche perchè allo stato attuale dei fatti questo rappresenta uno dei pochi motivi d'interesse che questo cambio di categoria abbia sino ad ora suscitato in me. Faccio quindi un grande IN BOCCA AL LUPO alla Casa riminese, sperando di tutto cuore che le sue moto possano in breve tornare a svettare sulla concorrenza, aggiungendo altro lustro al prodotto italiano nel mondo!
Per saperne di più:
http://cesenabikers.blogspot.com/2009/02/bimota.html

http://cesenabikers.blogspot.com/2010/01/se-il-buongiorno-si-vede-dal-mattino.html